Acqua benedetta

E finalmente arrivò la pioggia. In questi sei anni di mandato da Sindaco mai avevo così tanto desiderato piovesse, anzi,  solitamente succedeva il contrario, quasi avessi la nuvola di Fantozzi a ruota: bastava organizzassimo la notte dei saldi per far piovere su Cuorgnè, un’abilità che mi é valsa l’hastag #colpadipezzetto usato poi simpaticamente per ogni occasione, locale o meno, inerente o molto meno.

Scherzi a parte, solo adesso possiamo definitamente considerare chiusa l’emergenza incendi, una ferita che segnerà il nostro territorio per molto tempo. Una ferita frutto della superficialità o, peggio, di azioni criminali di alcuni delinquenti che hanno messo a repentaglio la vita delle persone e rovinato l’equilibrio di un ecosistema unico, bruciando vegetazione ed uccidendo animali.
Ancora l’ennesimo esempio di violenza su una natura che prima o poi ci presenterà il conto, con tanto di interessi.

Due sono gli aspetti che brevemente voglio sottolineare:
il primo riguarda l’immenso ringraziamento che dobbiamo ai nostri volontari. Un modello ed un esempio per tutti noi, il lato positivo della nostra Italia, un grande valore umano che ci consente ancora di pensare positivo, e che, sopratutto noi che amministriamo, dobbiamo saper tutelare e valorizzare.

Il secondo aspetto riguarda il rapporto con la natura: questo ulteriore scempio dimostra che molto dobbiamo fare sulla prevenzione e sulla riscoperta di un senso civico, di una educazione all’ambiente che non possiamo più rimandare e neppure delegare, riguarda ognuno di noi. Ma anche qui occorre attivare politiche mirate affinché la montagna non solo non si spopoli, ma possa anzi  diventare attrattiva per i cittadini : penso, ad esempio,  alla fiscalità di territorio.

Chiudo, sottolineando che il fuoco sulle nostre montagne non è soltanto un problema nostro: le piante distrutte che non assorbiranno più l’anidride carbonica (un importante inquinante) per poi restituire preziosa aria pura, saranno un problema anche per chi sta a valle ed oltre, le piante che non tratterranno più la terra con le loro radici, provocheranno frane ed esondazioni e questi sono solo alcuni esempio di come “il battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del Mondo”. (blog del sindaco Beppe Pezzetto)

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