Il corpo di quel pensionato è rimasto tre giorni steso sul tavolo dell'obitorio, coperto solo da un lenzuolo bianco. Quando la figlia ha raggiunto l'ospedale Mauriziano di Lanzo ha dovuto fare i conti con i tre gioni che il padre aveva passato all'aria aperta, con il corpo ormai gonfio e un'inevitabile cattivo odore diffuso in tutta la sala. Nssuno degli addetti delle camere mortuarie dell'ospedale, infatti, ha sistemato il corpo di Luigi Trotta in una delle celle frigo. Così il cadavere del 60enne, un ex dipendente delle Molinette, è andato in decomposizione. La figlia, ieri mattina, ha chiesto l'intervento dei carabinieri della compagnia di Venaria che hanno raccolto la sua denuncia. Gli atti sono stati inviati alla procura di Ivrea che dovrà capire se qualcuno ha delle responsabilità.
I rapporti famigliari tra il padre e la figlia si erano proprio rinsaldati in questo ultimo periodo. Giovedì scorso il decesso. La salma, dal secondo piano del Mauriziano dove era ricoverato, è finita nelle camere mortuarie. Domenica mattina la figlia ha raggiunto Lanzo per procedere con le misurazioni del corpo e la successiva vestizione. Quando la donna è arrivata nelle camere mortuarie, però, la sorpresa: il corpo è rimasto sul tavolo dell'obitorio, senza alcun accorgimento per evitare l'avvio della decomposizione.
Sul posto, dopo la chiamata al 112 della donna, è intervenuto anche il medico legale dell'Asl To4. Ora gli atti sono finiti in procura a Ivrea e anche l'Asl To4 avvierà un'indagine interna per capire che cosa è successo ed, eventualmente, individuare delle responsabilità tra il personale che opera giornalmente all'ospedale di Lanzo.








