RIVAROLO - 1800 cittadini si rivolgono alla Caritas - FOTO
Alla Caritas non si finisce mai. Il lavoro, per i volontari, è ormai a ciclo continuo. Ma se, fino a qualche anno fa, gran parte delle persone che si rivolgevano agli sportelli era di origine straniera, oggi la situazione si è quasi del tutto ribaltata. L’altra mattina abbiamo consegnato la donazione che il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno, dribblando la secchiata gelata in testa, ha voluto destinare alla Caritas cittadina. Ed è stata l’occasione per toccare con mano il lavoro dell’ufficio di carità della parrocchia.
 
Oggi la Caritas rivarolese assiste circa 1800 utenti, pari a 700 famiglie del territorio che comprende, oltre a Rivarolo, anche Feletto, Bosconero, Agliè, Lombardore. Quasi il 5% della popolazione, dati alla mano, si rivolge all’ufficio parrocchiale almeno una volta al mese. Un dato su tutti conferma il progressivo impatto della crisi sul territorio: quattro anni fa, il 75% degli utenti della Caritas erano stranieri. Oggi la percentuale si è quasi invertita: il 55% delle persone sono italiani.
 
«Prendiamo in carico le situazioni di disagio in collaborazione con i Comuni e il Ciss 38 – spiega, per la Caritas, Raffaele Servalli – una sinergia indispensabile per non distribuire aiuti a pioggia, magari a chi non ne ha veramente bisogno». La prima emergenza è proprio il lavoro anche se chi si rivolge alla Caritas sa di non poter trovare, in questo caso, grosso riscontro. «Non siamo un ufficio di collocamento. Al massimo possiamo mettere in contatto la domanda e l’offerta, come spesso si fa per le badanti».
 
Nei locali della Caritas di Rivarolo il via vai di persone è costante. Ogni giorno decine di famiglie passano in via San Francesco a ritirare alimenti o vestiti. I volontari, 35 in tutto, registrano di volta in volta ogni donazione per evitare squilibri. «La convenzione con alcuni centri commerciali della zona ci permette di distribuire un buon numero di borse alimentari con pasta, olio, zucchero e generi di prima necessità – aggiunge Servalli – ma l’intera attività si basa soprattutto sulle donazioni private». Il bilancio annuale varia tra i 10 e i 20 mila euro. Tutto quello che viene raccolto viene “trasformato” dagli operatori in alimenti, medicine e libri di scuola, dal momento che molte famiglie non riescono nemmeno a comprare i libri per assicurare lo studio ai propri figli.