
SAN GIORGIO CANAVESE - Diciotto anni con il rito abbreviato. E' la condanna inflitta oggi, dal tribunale di Ivrea, ai danni di Giuseppe Laforé, 25 anni, di Romano Canavese (nella foto). L'uomo era a processo per l'omicidio di Laurent Radici, 44 anni, di San Giorgio Canavese. Un omicidio avvenuto il 10 gennaio del 2019 nel cortile dell'abitazione della vittima. Laforè era il fidanzato della figlia di Radici. Avrebbe sparato al culmine di una serie di forti dissidi con il padre della ragazza in merito alla loro relazione.
La sentenza è stata pronunciata oggi dal giudice Ombretta Vanini che non ha riconosciuto la premeditazione. Il sostituto procuratore Daniele Iavarone della procura di Ivrea aveva chiesto una condanna a 30 anni, il massimo della pena trattandosi di un processo con il rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato l'imputato a liquidare alla moglie della vittima 105 mila euro a titolo provvisionale; 60 mila euro alla figlia e altri 50 mila euro al figlio.
Dopo l'omicidio, Laforè era fuggito cercando riparo in ambienti sinti. Si era poi costituito dai carabinieri della compagnia Oltredora a Torino una settimana dopo il delitto. Determinanti per le indagini erano stati i riscontri emersi dall’attività condotta dagli agenti del commissariato di Ivrea nonchè le immagini acquisite dai carabinieri di alcuni sistemi di videosorveglianza di Montalenghe, Scarmagno, Romano Canavese e Ivrea. Ciò ha consentito di ricostruire i movimenti eseguiti nei minuti successivi alla sparatoria dal 24enne a bordo di un'Alfa Romeo Giulietta bianca. Laforè ha successivamente aiutato i carabinieri a recuperare l'arma del delitto, rinvenuta nei boschi tra Montalenghe e Scarmagno. Una pistola «Smith e Wesson» con caricatore a sei colpi.











