
L'accento pugliese e il furgone rosso sono i due elementi che hanno tradito Antonio De Meo, 46 anni, e il figlio Matteo di 25, arrestati dai carabinieri del reparto investigativo di Torino per l'omicidio di Gabriele Raimondi, 47 anni di San Giusto Canavese (nella foto), sposato e padre di cinque figli. Non era lui il bersaglio dei killer ma è stato colpito da un unico colpo di pistola alla schiena mentre tentava di nascondersi dietro a un muretto. Gli è stato fatale quel proiettile forse sparato all'indirizzo di Grado Diglaudi, 65 anni, proprietario della villetta di Montalenghe dove Antonio e Matteo De Meo, sabato poco dopo le 17, hanno rischiato di fare una strage.
La loro fuga è durata pochissimo. I carabinieri, con la fondamentale collaborazione dei colleghi della compagnia di Ivrea, hanno stretto il cerchio delle indagini in meno di 24 ore. Antonio De Meo, a Cossano, è stato arrestato la notte stessa dell'agguato. Il figlio, che nel frattempo aveva portato il Citroen Berlingo rosso in una carrozzeria della zona, è finito in manette alle otto di mattina di domenica. Un'operazione lampo per evitare un'escalation di violenza dal momento che i due De Meo hanno tentato di colpire una delle famiglie di nomadi sinti più influenti di tutto il Canavese.
Sabato pomeriggio, quando sono entrati in azione, in quella villetta non c'era solo Grado Diglaudi ma anche diversi parenti. Oltre a due carabinieri del nucleo operativo di Ivrea che stavano effettuando dei rilievi all'interno dell'abitazione: la notte prima, infatti, i De Meo avrebbero sparato dodici colpi di pistola contro le finestre della casa, in risposta, forse, ad alcuni colpi d'arma da fuoco esplosi contro una loro proprietà a Cossano. Mentre sono lì a misurare i fori nei muri, i due carabinieri vengono sorpresi dall'agguato. Un brigadiere viene ferito a un braccio: se la caverà.








