
Sono giorni di grande preoccupazione per il sindacato dei metalmeccanici che temono per il futuro dei circa 600 lavoratori del principale cliente del comparto metalmeccanico Banca Intesa San Paolo.Infatti, hanno cominciato a circolare voci, secondo le quali i lavoratori impegnati sulle commesse Banca Intesa San Paolo, oggi gestite da Olisistem Start, verranno a breve suddivisi in quattro diverse aziende. Queste voci, che per ora non sono ancora state smentite, dichiarerebbero quasi compiuto l'affidamento delle commesse: due sulle commesse su cui lavorano i tecnici a Milano e su parte del territorio nazionale, e due sulle commesse collegate al sito di Settimo Torinese.
I sindacalisti esprimono forte perplessità nei confronti di questa logica, che, a loro detta, soddisfa sicuramente gli interessi dei dirigenti, ed in primis, quelli di Banca Intesa San Paolo ma è chiaro che gli unici che rischiano sono i lavoratori. Ci si domanda, di fatto, con quali garanzie è previsto il passaggio dei lavoratori a queste aziende e soprattutto quali saranno le ricadute occupazionali per i tecnici operanti solo parzialmente per Banca Intesa San Paolo. Cosa ancora più grave è che si intravede il rischio, per la maggioranza dei lavoratori, di riassunzioni ex novo.Sono quindi incerte le garanzie per il mantenimento dell'attuale retribuzione e anzianità per gli scatti, per la maggior tutela della malattia e per la protezione dai licenziamenti secondo la legge 300 precedente la riforma.Tra le voci circola anche quella che una delle aziende, che potrebbe inserirsi nella sede di Settimo Torinese, applicherebbe ai lavoratori uncontratto meno tutelante, in gergo definito “pirata”.
Banca Intesa San Paolo sembra aver deciso di non ascoltare né le proteste dei lavoratori, né gli appelli giunti dalle istituzioni e dalla Diocesi di Torino. Così, Vito Bianchino, coordinatore nazionale della Fim Cisl, lancia un appello: «Qualche dirigente della Banca “sordo” alle richieste di tutela occupazionale e normativa dei lavoratori, se quanto sopra fosse confermato, starebbe gestendo nel modo peggiore la situazione, in nome e per conto di Banca Intesa San Paolo. Facciamo appello ai vertici di Banca Intesa San Paolo per un loro intervento che blocchi questo genere di operazioni e rimetta al centro anche il lato sociale di fare impresa, nel rispetto dei lavoratori e del territorio, ricercando alternative in cui venga salvaguardata l’unicità aziendale attraverso la ricerca di partner in grado di salvaguardare tutto il perimetro occupazionale mantenendo le garanzie normative e retributive acquisite dai lavoratori.Un appello anche alle istituzioni ed alla Diocesi, che hanno dimostrato vicinanza ai lavoratori, per un loro intervento urgente con la Banca affinché fermi questa deriva gestionale».
La Fim Cisl, unitamente a tutte le organizzazioni sindacali presenti in Olisistem Start ha sollecitato un ulteriore intervento dei Ministeri competenti, e nell'attesa, attiverà nei prossimi giorni ulteriori iniziative sindacali per la tutela dei lavoratori coinvolti. (L.r.)








