
Ieri intorno alle 14 un detenuto di nazionalità colombiana di 24 anni, in carcere per tentato omicidio, rapina e lesioni, ristretto al terzo piano ordinario del carcere di Ivrea, per futili motivi, ha aggredito violentemente un agente della polizia penitenziaria che stava eseguendo un'attività di perquisizione, cercando di strangolarlo, tanto che si è reso necessario accompagnare l'agente al Pronto Soccorso dell'ospedale eporediese per ulteriori accertamenti. Inoltre, sempre ieri alle 20.30, un detenuto di nazionalità italiana classe 1979, ristretto al reparto isolamento, ha incendiato metà materasso gettandolo in mezzo al corridoio della sezione, costringendo il personale di servizio ad evacuare la sezione isolamento e mettere in salvo gli altri detenuti occupanti il reparto facendoli confluire nel cortile passeggio.
A denunciare gli episodi è il Segretario Generale dell’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci il quale afferma che si tratta degli ennesimi episodi occorsi nelle carceri italiane a dimostrazione del fatto che è sempre e solo «la polizia penitenziaria a pagare, anche a prezzo della propria incolumità personale, le conseguenze dei disservizi e della disorganizzazione che connotano l'organizzazione degli Istituti di pena Italiani, soprattutto in un momento in cui è lasciata ai detenuti, anche di notevole pericolosità, la massima libertà di movimento nelle sezioni detentive e non si procede neanche in via disciplinare per prevenire o per reprimere la crescente violenza che sta caratterizzando il sistema penitenziario in danno delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria con particolare veemenza nelle carceri piemontesi».








