IVREA-CUORGNE' - Mazzette nelle camere mortuarie: il procuratore Ferrando chiede il processo per 16 persone
Rinvio a giudizio. E' la richiesta presentata dal procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, nei confronti dei sedici imputati nell'ambito dell'inchiesta sulle mazzette negli ospedali di Ivrea e Cuorgnè. Il giudice dell’udienza preliminare, Matteo Buffoni, ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalle difese. Nessuno degli imputati ha avanzato richiesta di riti alternativi.
 
Secondo le indagini della guardia di finanza, dagli obitori partivano specifiche “indicazioni” ai familiari delle persone decedute nei due ospedali, circa le imprese a cui rivolgersi per ottenere un buon servizio funebre per il caro estinto. In alcuni casi, inoltre, la vestizione delle salme da parte dei sanitari veniva curata con maggiore attenzione se accompagnata da somme di denaro elargite dall’impresa incaricata del servizio funebre. Le “stecche” tra i 50 e i 100 euro per la vestizione e la composizione delle salme erano una consuetudine, secondo la procura.  In un caso un dipendente dell'Asl To4 in servizio alle camere mortuarie di Ivrea e Cuorgnè, avrebbe anche indirizzato i famigliari di un defunto a servirsi di una ben precisa azienda di pompe funebri. 
 
Gli imputati accusati di corruzione sono Mauro Colmuto, Gianni Biolatti, Daniela Capelli e Gianni Piero De Filippi, tutti dipendenti dell’Asl To4 che si è costituita parte civile. Nei guai anche gli imprenditori Giuseppe Pavese, Paola e Giovanni Battista Allera, Mauro Ceregati, Piero Florian, Marco Regis, Giuseppe Sanapo, Stefano Spinucci, Claudio Brunetto, Roberto Giglio Tos, Lauretta Schiumsky. Deve rispondere di favoreggiamento personale, invece, Aldisia Trione. Prossima udienza il 20 aprile.