
IVREA - È stata di nuovo messa in discussione la pena che deve scontare un 59enne di Chiaverano che sfregiò il voltò all'ex compagna. Era il 2018, lei lo aveva appena lasciato e l’uomo la chiuse in macchina e la portò vicino ad un bosco, luogo in cui avvenne la violenza.
L’uomo non accettava la fine della loro storia e decise di accompagnare al lavoro la donna, al tempo appena trentenne e mamma di un bimbo piccolo. Arrivati invece nel bosco, l’auto aveva la maniglia rotta e per l’uomo fu facile colpire la donna al volto con un taglierino, la cui lama si spezzò mentre la donna cercava di salvarsi. L’uomo minacciò poi di tagliarsi le vene con un coltello da cucina, ma la donna fu forte, lo calmò e lo convinse a portarla in ospedale a Ivrea.
L’uomo adesso è ancora agli arresti domiciliari e sta frequentando un’associazione di Chivasso che lo aiuta ad intraprendere un percorso psicologico. Anche la donna è stata aiutata psicologicamente e ora ha trovato lavoro. La Cassazione ha scritto che la ricostruzione del fatto è incontestata.
Il 59enne scelse il giudizio abbreviato e inizialmente fu condannato a quattro anni e sette mesi di reclusione dalla gup Ombretta Vanini per lesioni volontarie gravissime. In seguito, è stato chiesto il tentato omicidio dalla pm Chiara Molinari. Tesi sposata dai giudici della Corte d'Appello secondo i quali l’intento era quello di uccidere la donna: per questo in secondo grado la condanna è salita a sei anni e otto mesi di carcere. La Cassazione ha poi messo di nuovo in discussione la pena perché non è stata tenuta in considerazione l’attenuante di quattromila euro consegnati dall’uomo alla donna per risarcirla del danno. Gli atti sono stati rimandati alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena. (C.R.)








