
IVREA - Quindici pazienti morti in sei giorni. E' il bilancio, purtroppo drammatico, che ha fatto registrare l'ospedale di Ivrea dall'undici al 16 novembre nel solo reparto covid. Otto uomini e sette donne si sono arresi al coronavirus: il più giovane aveva 62 anni, il più anziano 90. Nel corso della seconda ondata sono già morti trenta pazienti all'ospedale di Ivrea ricoverati covid positivi. Otto erano residenti in città.
Intanto la Uil ha proclamato lo stato di agitazione del personale della Clinica eporediese: 200 i dipendenti della struttura che, da una settimana, è stata trasformata in covid hospital. Domani mattina è previsto un incontro tra i responsabili della struttura e i rappresentanti dei lavoratori. Il sindacato, tra le altre cose, ha proclamato lo stato di agitazione dal momento che la clinica non ha previsto per i dipendenti alcun bonus covid, come invece previsto nelle strutture pubbliche. Fin qui i lavoratori della clinica sono stati encomiabili.
Al momento sono stati ricoverati nella struttura privata 59 pazienti. Come ha sottolineato il commissario dell'Asl To4, Luigi Vercellino, i pazienti covid destinati alle strutture privati sono gestiti direttamente dal Dirmei (Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive) che coordina l'emergenza sanitaria a livello regionale. E infatti a Ivrea sono stato ricoverati pazienti non solo eporediesi ma anche in arrivo da Rivoli, Biella, Chivasso e soprattutto Torino.








