
In una sala eccezionalmente piena (per gli standard fornesi) si è svolto ieri sera il nuovo scontro tra maggioranza e minoranza.
Si è molto parlato, nelle ultime settimane, dell’interrogazione che il gruppo “Impegno Civile per Forno” aveva annunciato di voler presentare sul tema dei migranti. Interrogazione che è stata presentata senza nessuna variazione, ma accompagnata da una breve introduzione per difendersi dalle accuse di razzismo ricevute.
La risposta del sindaco Boggia è stata piuttosto semplice ed è partita da un presupposto: “noi non abbiamo nessun potere decisionale”.
Come ha in seguito spiegato Stefano Vieta il processo di assegnazione dei migranti parte dal governo che passa la palla direttamente alle cooperative, senza passare per organi intermedi. Il comune è quindi stato avvisato dal privato che ha messo a disposizione lo stabile “su consiglio della Procura” a cose fatte. E’ stato anche specificato chiaramente che nessun costo ricadrà sull’amministrazione, la quale però si sta già informando su quali siano le possibilità di usare queste persone per lavori socialmente utili (come già accade a Rivarolo).
Alle continue domande riguardo alla sicurezza pubblica e all’identificazione dei profughi in arrivo di Val, sempre Stefano Vieta ha risposto ricordando che Forno ha già una forte percentuale di stranieri tra cui probabilmente dei clandestini: se proprio ci si volesse preoccupare bisognerebbe farlo per loro. I profughi in arrivo sono tutte persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati politici e hanno già passato diversi controlli sanitari, scongiurando così anche il fantomatico rischio per la sanità pubblica.
Dopo una serie di voti più istituzionali, l’attenzione si è spostata sulla notizia che per l’anno a venire sarà il CISS 38, che ha avanzi di bilancio, a pagare il sostegno per gli studenti bisognosi.
Lo scontro si è poi riacceso sul tema dell’Unione dei Comuni, altro tema caldo per il paese. Dopo aver più volte minacciato l’uscita, l’amministrazione comunale ha alla fine trovato un accordo con gli altri comuni. Verranno lasciate in comune tre funzioni: protezione civile, catasto e polizia municipale mentre per tutte le altre Forno continuerà da solo.
L’attacco di Vincenzo Armenio è stato immediato e ha denunciato la mancanza di una linea coerente da parte del comune, che ha per mesi cercato di uscire e ora si ritrova a essere né carne né pesce.
Anche Gianpaolo Gioannini ha ricordato come questa soluzione sia a suo avviso piuttosto controproducente perché si perde il ruolo di comune capofila e parte dei fondi derivanti dall’essere a tutti gli effetti dentro l’Unione senza però guadagnare la totale indipendenza.
Immediata la risposta del sindaco che del vicesindaco hanno affermato che la scelta è quella che, secondo l’amministrazione, conviene di più sia al comune che ai suoi cittadini.
Continue anche le provocazioni tra minoranza, che chiedeva essere più informata di ciò che succede in paese, e sindaco che li accusava di non impegnarsi per indagare ma aspettare sempre che il comune li informasse.
Un consiglio frizzante su temi che sono ancora ben lontani dall’essere risolti. (p.f.)








