DUE CITTA' AL CINEMA - La storia vera di Irène Frachon in «150 milligrammi»
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L'ultimo film di Emmanuelle Bercot, «150 milligrammi» racconta la storia vera di Irène Frachon, pneumologa bretone, e della sua battaglia contro la casa farmaceutica Servier, responsabile del medicinale tossico che dà il nome al libro da cui il film è tratto: "Mediator 150 mg. Combien de morts?". Presentato all'ultima Festa del cinema di Roma, la regista, affermata di cinema d'interesse sociale,  ci regala una pellicola che aderisce in modo assoluto ai fatti accaduti con un ritmo da thriller.
 
Resta sempre sulla prospettiva della protagonista, ripercorrendo tutte le fasi dello scandolo legato Mediator, medicinale nato come antidiabetico, prescritto per ridurre l'appetito e perdere perso, prodotto dalla seconda casa farmaceutica francese.
Nel 2009, dopo 33  anni,  il farmaco è stato ritirato dal mercato. Quasi 5 milioni di francesi  lo hanno utilizzato, e quasi 2000 pazienti sono morti  per l'pertensione alle arterie polmonari o per i danni che causava alle valvole cardiache. I primi segnali d'allarme furno lanciati già nel 1998, ma, come prevedibile, furono inascoltati.
 
Solo grazie all'impegno di Iréne Franchon, che con caparbietà, ha messo in gioco la carriera e soprattutto la  sua vita personale, continuando a indagare e a denunciare, nonostamte le intimidazioni e le minacce, il caso è esploso e il medicinale alla fine è stato ritirato, anche se la casa farmaceutica (la Servier) in sede civile è stata ritenuta responsabile, stranamente, forse per alcune "coperture politiche", il fondatore Jacques Servier, era un grande amico personale di  Nicolas Sarkozy, in sede penale il processo viene ripetutamente rinviato.
 
E' l'eterna lotta di Davide contro Golia:  una professionista di provincia  contro un colosso farmaceutico, ma anche contro le incrostazioni morali del baronato accademico, universalmente maschile e a lei ostile. Un film quindi che non è solo la storia del Mediator, ma la storia di una donna straordinaria. (Santho Iorio)