
CUORGNE' - Massimo impegno a reperire il personale per la riapertura del pronto soccorso. Ma, fin qui, gli sforzi dell'azienda sanitaria non hanno sortito l'effetto sperato. Ecco che cosa ha risposto l'Asl To4 alla sollecitazione dei 46 sindaci dell'alto Canavese (link sotto) che si è concretizzata ieri con la lettera del sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno.
«In risposta al vostro articolo pubblicato sul Quotidiano Canavese dal titolo: «Riaprite subito il pronto soccorso 24 ore su 24 dell'Ospedale di Cuorgnè», l'Asl To4 desidera precisare di essere consapevole della richiesta del territorio di riattivare quanto prima il pronto soccorso dell'ospedale di Cuorgnè, ma che è doveroso informare che ad oggi non sono disponibili le risorse mediche necessarie per attivare tale servizio che essendo un servizio in urgenza deve necessariamente garantire adeguati standard di sicurezza.
Nonostante le ripetute procedure di selezione attivate, la situazione dell'Asl To4 evidenzia purtroppo una progressiva riduzione dei medici urgentisti, necessari per gestire questa tipo di servizio.
A riguardo l’Asl To4 ha bandito numerosi avvisi di mobilità, concorsi a tempo determinato ed indeterminato, ha inoltre richiesto l’accesso alle graduatorie disponibili oltre che la sottoscrizione ad altre aziende sanitarie regionali di convenzioni finalizzate a coprire turni di guardia attiva a favore dei DEA e Pronto Soccorso aziendali. Tutto questo è finalizzato per reperire nel più breve tempo possibile le risorse umane necessarie a garantire la ripresa e la continuità delle attività.
È intenzione dell’azienda di continuare a collaborare e confrontarsi con i territori, come già si sta facendo, con i rappresentanti amministrativi e politici degli enti locali, per garantire a tutta la popolazione che fa capo all'ospedale di Cuorgnè un valido supporto sanitario come richiesto dalle autorità locali e riprendere la gestione delle attività non appena possibile. A tal fine si sta lavorando per identificare eventuali ipotesi di riorganizzazioni alternative che prevedano modelli assistenziali differenti, che implichino un maggiore coinvolgimento del territorio (medici di medicina generale, servizi infermieristici ecc.). Tutto ciò anche attraverso la realizzazione di nuovi bandi di gara, utili per migliorare la situazione».








