CORONAVIRUS - Medici, infermieri e Oss del Piemonte bocciano le aziende sanitarie nella gestione dell'emergenza - SCARICA IL SONDAGGIO

TORINO - Anaao Assomed Piemonte e Nursind Piemonte hanno proposto agli operatori sanitari del Piemonte un sondaggio per fotografare le difficoltà vissute nei primi mesi dell’emergenza Covid. Al sondaggio, aperto dal 27 Aprile all’8 Maggio 2020, hanno risposto 1930 operatori sanitari, rappresentativi di tutte le ASL e degli Ospedali del Piemonte. Di questi il 70% sono infermieri, il 16.5% medici e l’8% oss. Sono 237 i dipendenti dell'Asl To4 che hanno risposto al sondaggio. 

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Risultati
Il 79% dei responder al sondaggio lavora o ha lavorato nei reparti Covid e il 59% ha fatto il tampone. L’1,83% dei sintomatici e il 3,14% dei contatti stretti senza protezioni non l’ha invece purtroppo eseguito. L’indicazione ad eseguire il tampone è stata per il 22% il contatto stretto senza le adeguate protezioni con colleghi, per il 34,4% il contatto stretto con pazienti. In tutto, oltre 56% degli operatori ha eseguito l’esame per contatti stretti in carenza di protezione. Questo dato è significativo della grave difficoltà, soprattutto nelle prime settimane del contagio, di ottenere adeguati DPI. Fatto che, come da noi ripetutamente sostenuto, ha trasformato i luoghi di cura in luoghi di contagio. Il 77% degli operatori ha continuato a lavorare in attesa dell’esito del tampone, come prevede l’art. 7 del DPCM del 9 Marzo, che esclude i sanitari dalla quarantena preventiva. Questo dato, unito al fatto che ben il 18% degli operatori sottoposti a tampone è risultato positivo, chiarisce bene come nelle Strutture Sanitarie sia venuta a mancare, a causa di una criticatissima scelta politica nazionale, una reale tutela della salute dei lavoratori e contestualmente come questa scelta possa aver favorito la diffusione del contagio.

Solo il 36% dei responders ha eseguito il tampone come da Protocollo Regionale, ovvero immediatamente se sintomatici o dopo 3 giorni dall’avvenuto contatto con un Covid positivo. Il 27% ha atteso tra i 5 e i 10 giorni, il 12,9% ha atteso oltre 10 giorni e il 20,9% oltre 2 settimane. Se consideriamo solo i sanitari che hanno sviluppato i sintomi a domicilio, e che quindi sono stati presi in carico dal SISP e non dal medico competente, i tempi d’attesa per l’esecuzione dell’esame aumentano ulteriormente: il 24,8% ha atteso oltre le due settimane, per un totale del 41,27% dei responders che ha atteso più di 10 giorni.

Tema cruciale quello dei DPI, fondamentali per la protezione degli operatori sanitari. Solo il 32,9% del personale dichiara di aver ricevuto DPI adeguati, mentre il 56,5%, oltre la metà, solo in parte. Infine il 10,5% afferma di non aver ricevuto dispositivi adeguati. E’ stato quindi chiesto di precisare perché la fornitura di DPI non fosse adeguata. Il 73,9% ha dichiarato un numero insufficiente di dispositivi, con conseguente necessità di riutilizzo di quelli in dotazione. Il 33,9% invece ha risposto che mancavano le FFP2 e FFP3 e infine il 26,6% afferma di aver dovuto trovare soluzioni tampone come ad esempio sacchi dell’immondizia per assenza di fornitura adeguata.

«In conclusione è stato chiesto, alla luce di tutte le difficoltà sopra fotografate, di dare un voto all’azienda, relativamente alla capacità di affrontare e gestire l’emergenza COVID. I colleghi che hanno aderito al sondaggio sono stati impietosi: voto 5».