CERESOLE REALE - L'ex sindaco non utilizzò metodi mafiosi
Tanto rumore per nulla: era infondata l’accusa di “metodi mafiosi” per l’ex sindaco di Ceresole Reale, Renzo Bruno Mattiet. L’ex primo cittadino, oggi consigliere comunale di maggioranza, era stato indagato per falso, abuso d’ufficio e minacce aggravate dal metodo mafioso. L’inchiesta è stata un buco nell’acqua. La Dda, la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino, ha inviato il fascicolo alla procura d’Ivrea. Si procederà comunque per falso e abuso in atti d’ufficio (accuse comunque pesanti) ma è caduta l’aggravante più “scomoda”, quelle per i metodi mafiosi. Gli avvisi di garanzia hanno riguardato l’ex sindaco Renzo Bruno Mattiet, il suo vice Tiziana Uggetti e l’ex assessore all’urbanistica Emiliano Moretti.
 
L’inchiesta aveva preso spunto dalle denunce di un artigiano di Ceresole Reale che, in procura, lamentava di essere stato volutamente escluso dagli appalti dell’amministrazione comunale. A convincere la Direzione distrettuale antimafia ad indagare su Ceresole, il fatto che, nel periodo contestato dall’artigiano, segretario del Comune era stato Antonino Battaglia, già segretario generale di Rivarolo, finito in carcere con la Minotauro e condannato, in primo grado, ad anni due di reclusione per voto di scambio. 
 
Le indagini della procura, però, durate quasi due anni, non hanno rilevato alcun collegamento tra Ceresole Reale, la sua amministrazione comunale, l’ndrangheta e l’operazione Minotauro.