Il tribunale di Torino dà ragione ai cinque ex lavoratori dell'Asa che hanno impugnato il licenziamento di un anno e mezzo fa. Vanno tutti riassunti immediatamente. "L’accordo sindacale siglato ad agosto del 2013, di fatto, non esiste più – dice l’avvocato Bagnasco, dello studio Raffone-Berti che ha seguito parte dei lavoratori – attendiamo le motivazioni della sentenza ma l’impressione è che il tribunale abbia sconfessato la decisione di non sottoporre l’accordo a un referendum interno tra i dipendenti". Il giudice, infatti, ha imposto il reintegro perché la consultazione tra i lavoratori dell’ex Asa per approvare l’accordo sindacale non si è mai tenuta, nonostante lo stesso accordo la prevedesse.
Nel corso dell’assemblea finita nel mirino del tribunale, una parte dei sindacati propose (a sorpresa, anziché il referendum), una votazione per «alzata di mano». Circostanza che, il giudice, non ha ritenuto altrettanto valida per l’approvazione dell’accordo. La sentenza di Torino (che arriva dopo un analogo pronunciamento contro l’Asa del tribunale d’Ivrea) è immediatamente esecutiva. Entro febbraio i cinque torneranno a lavorare.
La Teknoservice, intanto, che ha ereditato la causa dalla «allegra» gestione dell’Asa, annuncia ricorso in appello. «Prendiamo atto con stupore della decisione del tribunale. In questo modo l’accordo sindacale, per un vizio di forma, è nullo». Ieri i vertici dell’azienda di Castellamonte hanno convocato i sindacati per fare il punto della situazione. «Noi, nel pieno rispetto del bando di gara, siamo subentrati all’Asa assumendo 127 persone – dice Alberto Garbarini della Teknoservice – ora andiamo a sforare il numero di dipendenti. Si aprono scenari difficili perché l’appalto rischia di non essere più remunerativo».








