
Chiuse le indagini della procura di Ivrea sul presunto scandalo del caro estinto che ha coinvolto numerose agenzie di pompe funebri che operano in Canavese, in particolar modo all'ospedale di Cuorgnè. Entro qualche settimana gli inquirenti chiederanno il rinvio a giudizio per i quattro operatori socio sanitari dell’ospedale e undici tra titolari e soci di sette imprese di onoranze funebri. Tutti indagati per corruzione. Sono Mauro Colmuto, 56 anni, di Cascinette, difeso dall’avvocato Pio Coda, Gianni Biolatti, 39 anni, di San Giusto (avvocato Strumia), Daniela Capelli, 49, di Cascinette (avvocato Coda), e Gianni Piero De Filippi, 48, di Busano (avvocato Azzolina), operatori socio sanitari degli ospedali di Ivrea e Cuorgnè.
Gli imprenditori indagati sono invece undici, titolari di altrettante imprese di pompe funebri del Canavese. Secondo le indagini, coordinate dal procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, dagli obitori partivano specifiche “indicazioni” ai familiari delle persone decedute nei due ospedali, circa le imprese a cui rivolgersi per ottenere un buon servizio funebre per il caro estinto. In alcuni casi, inoltre, la vestizione delle salme da parte dei sanitari veniva curata con maggiore attenzione se accompagnata da somme di denaro elargite dall’impresa incaricata del servizio funebre. Le “stecche” tra i 50 e i 100 euro per la vestizione e la composizione delle salme erano una consuetudine, secondo la procura.








