CANAVESE - Rientrati da Tunisi tutti i turisti. Grande folla ai funerali delle vittime
Accolti da uno striscione di benvenuto e da tutti i parenti schierati, domenica pomeriggio ad Agliè sono tornati i venticinque canavesani scampati per caso alla tragedia del museo del Bardo di Tunisi. Sono stati giorni d'inferno come hanno ripetuto a parenti e amici appena scesi dal pullman che, da Genova, li ha riportati in Canavese. Ad attenderli ad Agliè c'era anche il sindaco Marco Succio. «Saremmo dovuti entrare al museo nel pomeriggio - hanno confermato i turisti appartenenti al gruppo alladiese della Fidas, i donatori di sangue - eravamo già per strada quando l'autista ha ricevuto una telefonata e la guida ci ha detto che la visita al Bardo era annullata. In quel momento hanno cominciato a volteggiare gli elicotteri e il bus, ogni duecento metri, veniva fermato da uomini in divisa e armati fino ai denti».
 
Una serie di coincidenze, insomma, ha evitato che gli alladiesi si recassero al Bardo di primo mattino. In tal caso sarebbero rimasti all'interno del museo nel corso della strage. «Quando si è diffusa la notizia - hanno raccontato i canavesani appena rientrati - abbiamo iniziato a ricevere messaggi sul cellulare da parte di parenti e amici. Ci chiedevano le nostre condizioni di salute. Nemmeno noi sapevamo che cosa era appena successo all'interno del museo».
 
Intanto oggi a Torino si sono svolti i funerali di Antonella Sesino e Orazio Conte, due delle quattro vittime piemontesi dell'attentato. Orazio Conte lavorava a Ivrea: i colleghi hanno partecipato in massa alle esequie nella basilica della Consolata. «In queste circostanze di grave lutto e dolore ci accorgiamo quanto le parole di conforto e di solidarietà e viva partecipazione sono ben povera cosa di fronte alla profonda sofferenza - ha detto l'arcivescovo Cesare Nosiglia nel corso della cerimonia funebre - solo la preghiera, il silenzio e l’ascolto della Parola di Dio può infondere speranza».
 
Nosiglia ha poi lanciato un appello: «La strage degli innocenti che si è rinnovata in questi giorni scuota la coscienza di ogni uomo di buona volontà e ci renda tutti più consapevoli che chi si serve della violenza e sceglie la via del sangue aggredendo cittadini inermi non avrà mai la vittoria». Nel corso del funerale ha preso la parola anche Aldo Turati, capoufficio e collega di Orazio Conte alla Asic di Ivrea: «Era un grande lavoratore e una gran brava persona».