CALUSO-RIVAROLO - La procura di Ivrea apre un'inchiesta sulla gestione dei canili rifugio
La procura di Ivrea ha aperto un fascicolo, per il momento senza indagati, per fare luce sulla gestione dei canili di Caluso e Rivarolo Canavese. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Chiara Molinari per «atti relativi», è partita dall'esposto che un gruppo di volontari delle strutture ha presentato un mese fa. Esposto nel quale si fa riferimento alla gestione del canile da parte della Lega nazionale del cane e, in particolare, al suo presidente di sezione, Luciano Sardino. 
 
Lo scontro tra i volontari è in atto ormai da mesi, durante i quali non sono mancati screzi. Secondo i «dissidenti» che hanno dato vita ad un'altra associazione di volontariato, «Quelli del canile di Caluso», per alcuni anni Sardino non ha presentato il bilancio del canile, non ha convocato le assemblee dei soci e il consiglio è privo del revisore di conti previsto dallo statuto. Inadempienze fiscali che sarebbero anche relative ad alcune donazioni e lasciti di privati. Toccherà quindi alla procura capire se, effettivamente, ci sono state problematiche rilevanti nella gestione dei canili rifugio, gli unici in tutto il Canavese che si occupano dei randagi.
 
Luciano Sardino ha risposto pubblicamente alle accuse. «In merito al comunicato diffuso dagli ex volontari della LNDC Ivrea (neonata Associazione “Quelli del Canile di Caluso”) dove lanciano pesantissime critiche contro la mia gestione esprimo profonda amarezza per come si è evoluta questa spiacevole vicenda. Sono in questa associazione da oltre 25 anni e nessuno ha mai provato ad immaginare quanto impegno, dedizione ed energie ho impiegato per far crescere, ammodernare e gestire un canile che svolge un Servizio per circa 100 Comuni (in passato anche 108) e mai prima d’ora mi era capitato di affrontare situazioni così esasperate da volontari con cui pensavo di condividere un obiettivo fondamentale: accudire e trovare una famiglia ai cani abbandonati del nostro territorio.
 
Invece si è fatto di tutto per screditarmi e sfiduciarmi, anche raccogliendo firme con modalità ingannevoli, avendo accertato in seguito che moltissime persone hanno firmato convinte di firmare per altro motivo e non per la revoca della fiducia al sottoscritto. Attribuendomi colpe (quanti danni fanno i Social a volte) che assolutamente non ho e, ancor più grave, mettendo in dubbio l'onestà delle mia gestione economica. Quando, magari, sarebbe bastato sedersi tranquillamente intorno ad un tavolo per risolvere le controversie (che purtroppo non mancano mai). Senza sprecare energie. E senza rischiare di minare l'equilibrio di un Canile che funzionava e funziona bene. 
 
Mi spiace anche che queste persone non abbiano tenuto in considerazione i gravi problemi personali che mi hanno portato a presentare a chi di dovere, e comunque in maniera trasparente, in ritardo in bilanci. Gli stessi in tempi brevi verranno sottoposti anche all’attenzione dell’assemblea di sezione. Per quanto riguarda l’eredità ricevuta, innanzitutto ci tengo a specificare che gli importi sono presenti sugli estratti conto bancari e quindi perfettamente tracciabili. Inoltre, come già riferito ai volontari verbalmente, quei fondi sono stati utilizzati, tra le altre cose, per l’acquisto del nuovo furgone per il canile, la realizzazione di oltre 18000 mq di sgambamenti per i cani, il rifacimento (coibentato) di 2000 mq. di coperture (oltre ad altre minori innovazioni e ristrutturazioni), il pagamento di paghe e contributi dei dipendenti e l'abbattimento del monte TFR di alcuni dipendenti al fine di dare maggiore solidità economica all'Associazione. Per quanto riguarda il resto, preferisco a questo punto che sia il Collegio dei Probiviri dell’associazione – a cui tutto è stato inoltrato – e i legali a valutare le conseguenze di quanto detto e fatto. Rimane comunque una grande tristezza. Non meritavo tutto questo».