VOLPIANO - Rissa in campo alla partita di calcio under 14: «Hanno sbagliato tutti, giusto punire anche i giovani giocatori»

VOLPIANO - Sta facendo molto discutere la decisione del Giudice sportivo in merito alla partita Csf Carmagnola-Volpiano Pianese del SuperOscar under 14. Per la rissa che, dopo il fischio finale, ha coinvolto alcuni giocatori delle due squadre sono stati squalificati per un anno (fino al settembre 2026) i due giovani calciatori: Thomas Sarritzu (portiere del Volpiano) e Cristian Barbero (del Carmagnola). Stop fino a marzo del 2026 per il dirigente volpianese Angelo Sarritzu.

Un pronunciamento che non stupisce Vitaliano «Nino» De Gregorio, ex assessore allo sport di Rivarolo Canavese e già dirigente dell'Alto Canavese e della Rivarolese: «Alla luce del video della rissa di Collegno e di alcune testimonianze che ho letto e recepito posso dire che inizialmente ci hanno fatto vedere un film o leggere un libro partendo dalla fine. L’intervento violento del genitore va sempre condannato. E’ grave quanto fatto e questo non cambia. Però c’è stato qualcosa, e nel filmato si vede, che ha scatenato quella ingiustificabile reazione. E’ giusto dirlo. Bisogna tenere conto del comportamento sbagliato dei giovani giocatori al termine del match. Ma i guardalinee dove erano? E i dirigenti? Se la partita è accesa, lo posso dire perché un po’ di esperienza in questo mondo l’ho maturata credo, alla fine i ragazzi vanno subito richiamati e messi da una parte per far sbollire gli animi per poi accompagnarli con calma negli spogliatoi. Invece, non è successo nulla di questo. Mi spiace perché Carmagnola e Volpiano sono due società serie che lavorano bene. Non voglio accusarle, ci mancherebbe. Ma ci sono stati diversi errori quella sera a Collegno: del papà in primis e senza dubbio, però anche di dirigenti accompagnatori e allenatori che dovevano stare più attenti. Per questo mi attendevo, oltre all’esclusione dei team dalla manifestazione, decisioni e provvedimenti seri e puntuali anche per i giovani giocatori che hanno innescato la rissa e per chi ha partecipato. Hanno, mi sembra, sbagliato tutti».

«Quanto successo sul campo di Collegno merita una seria riflessione. Sono contro ogni forma di violenza. Tra adulti e ragazzini poi è ancora più inammissibile – aggiunge Nino - E’ una doverosa premessa. Non mi scandalizzo però più per quanto avvenuto. Chi segue il settore giovanile del calcio, locale e non, sa benissimo che ogni domenica, ogni sabato, ogni partita si rischia la rissa o la discussione violenta, che rischia di degenerare in un attimo. E non si tratta di ultras da stadio, ma di genitori, nonni o amici di famiglia. Mi spiace per quanto successo perché mette in cattiva luce anche le due società. Ma era solo questione di tempo, prima che accadesse un fattaccio simile. L’avvento delle scuole calcio non ha fatto bene al movimento. Ai miei tempi, ma anche dopo, i ragazzi giocavano tranquilli e felici in mezzo ai prati o in strada. C’erano solo gli amici, i compagni di scuola e il pallone. A volte si litigava, ci si spintonava, volava anche qualche schiaffo. Ma non c’erano adulti ad inasprire la situazione. E il giorno dopo si era di nuovo lì a giocare e magari si giocava in squadra proprio con chi ci si era attaccati il giorno prima. Le scuole calcio hanno “scimmiottato” le prime squadre. Rovinando tutto. Il risultato a quell’età non conta. Chi mi conosce sa che quando ero dirigente ai miei ragazzi ho sempre chiesto di vincere la coppa disciplina prima del trofeo vero e proprio. Scherzando, ho sempre detto che l’unico che poteva fare “casino” ero io, ma chi andava in campo e chi allenava o seguiva la squadra doveva stare tranquillo, guardare i match, dare il buon esempio e comportarsi bene rispettando gli avversari. Andrebbero, paradossalmente, valutati pure i genitori dei piccoli giocatori. Tesseriamo anche loro e quindi squalifichiamoli se sgarrano. Le società dovrebbero allontanare gli esagitati, subito: al primo episodio di maleducazione o peggio. Dovrebbero anche informarsi quando arriva un nuovo ragazzo, contattando il club di provenienza, non solo per chiedere delle qualità tecniche ma anche per prendere informazioni sui genitori e chi lo segue. Per avere un quadro chiaro della situazione fin dall’inizio. Prevenire è sempre meglio che curare. E’ una provocazione chiaramente quella di tesserare i genitori, ma lo dico per dare un segnale chiaro e forte».

«E’ assurdo questo sistema che in nome della vittoria e di chissà quali punteggi e classifiche spinge le società ad accanirsi fin dai pulcini, dagli esordienti. Addirittura, le rivalità e le storie “tese” tra le prime squadre si ripercuotono a catena in tutte le categorie, comprese le giovanili. E’ inconcepibile - conclude De Gregorio - C’è poi la questione degli allenatori. Fino agli esordienti, i mister dovrebbero insegnare ai bimbi a stare in campo, a divertisti e a comportarsi in modo educato. Educazione che dovrebbe arrivare anche dalla famiglia. Famiglia, scuola e sport ecco da dove devono arrivare i giusti esempi per i ragazzi. Se non lo si fa cresceremo dei giovani che poi da grandi diventeranno come quei genitori che alzano le mani contro un ragazzo. Lasciamo divertire questi bambini mentre giocano a calcio. Non carichiamoli di attese e pressioni inutili. Alla fine sarà uno su migliaia a farcela e a diventare professionista. Serve uno sforzo collettivo. Magari la federazione stessa potrebbe istituire un premio disciplina in ogni campionato o un riconoscimento alla tifoseria che si distingue per fair play e tifo corretto».