MOTORI - Troppo rumore: il tribunale chiude Lombardore
Il tribunale ha deciso. L’autodromo di Lombardore deve chiudere o, almeno, limitare le proprie attività. Il Canavese perde così il suo unico autodromo ancora in funzione. Per qualche tempo, almeno fino a quando non si chiariranno le motivazioni della sentenza, prove bloccate sul circuito lombardorese. A fronte del pagamento di una cifra contenuta, nell'ordine dei 15/18 euro si poteva entrare in circuito con la propria macchina o con la propria moto compiendo giri veloci in tutta sicurezza. Uno sfogo per appassionati utile anche ad acquisire nozioni importanti su come gestire il proprio mezzo in caso di emergenza. Per il momento non sarà più così.
 
Il rischio che altri posti di lavoro vadano in fumo con questo provvedimento è alto, e di certo il contraccolpo di questa situazione lo avvertiranno anche le aziende che da anni lavorano sull'indotto del circuito. «La mia azienda - afferma Ezio Rosboch, titolare di Rosmoto - ha sede a tre chilometri dal circuito. Noi prepariamo moto da pista. Senza la possibilità di fare turni di prove libere subiamo un grave danno aziendale in un momento già difficile». E come lui tanti altri. Alla base della sentenza un problema annoso. Quello del rumore. Lo sforamento dei limiti acustici già in passato aveva portato a tante contromisure. Riduzione degli orari di apertura, tassativa applicazione di silenziatori alle moto ed alle macchine. Insomma, nonostante la buona volontà, non si è arrivati ad una soluzione.
 
«Siamo esterrefatti - dice Mino Potenza, uno dei titolari del circuito - non ci aspettavamo una sentenza di questo tipo, anche in funzione delle tante iniziative che avevamo avviato per il contenimento della rumorosità. Bisogna rendersi conto che i circuiti come il nostro, nel quale si svolgono anche corsi di guida, assolvono una funzione di pubblica utilità. E proprio lavorando in questa direzione stiamo pensando ad una ristrutturazione aziendale per trovare una parola diversa da "fine". Non ci si può limitare a chiudere una attività, aperta lecitamente e con tutte le autorizzazioni, in base a tecnicismi senza chiedersi veramente che cosa voglia dire per gli appassionati e per il territorio. Lo ritengo un sopruso».
 
Non sono escluse manifestazioni a favore della riapertura dell’autodromo: «Stiamo valutando di organizzare qualcosa per far sentire la nostra voce. Non possiamo lasciare che lo sconfinamento del rumore di 3 decibel in un giardino, perché di questo si parla, cancelli una realtà come la nostra, unica in tre regioni e dedicata a tutti gli appassionati».