MONDIALE 2014 - Deutschland uber alles. La Germania, per la quarta volta, è campione del mondo
Deutschland uber alles. Ventiquattro anni dopo la Germania riconquista la Coppa del Mondo di calcio. Per regolare i coriacei argentini in finale e diventare per la quarta volta campioni (azzurri eguagliati ndr), ai tedeschi non è bastata la mezzoretta scarsa impiegata per asfaltare il Brasile in semifinale. Sono serviti centotredici minuti di sofferenza. E’ finita uno a zero, come a Italia ’90. Allora ci pensò Andreas Brehme dal dischetto, oggi i titoli di coda li ha mandati Mario Gotze con una prodezza balistica da far saltare sulla sedia anche la Merkel. Una volèe sublime, che fredda l’incolpevole Romero e fa esplodere di gioia Berlino. 
 
E’ il sigillo al trionfo di una squadra nel vero senso della parola. Un undici elegante e pratico, spettacolare e grintoso, compatto come la roccia e arricchito di gemme preziose. La migliore formazione del mondiale, guidata da un tecnico, Joachim Low, che non sorride (quasi) mai, ma si fa stimare, calcisticamente parlando, con la forza dei fatti. Dal capitano di mille battaglie, Philipp Lahm, all’attaccante più prolifico della storia della manifestazione, Miro Klose, passando per il numero uno di maglia e di fatto Manuel Neuer. Tanta roba, senza dimenticare Bastian Schweinsteiger, il miglior giocatore della finale, i pilastri della difesa Boateng e Hummels, la diga di centrocampo eretta da Khedira e Kroos e poi gli enfant prodige Schurrle (24 anni), Gotze (22) e Kramer (23). 
 
E’ il successo di una federazione che con serietà ha saputo programmare nel tempo, valorizzando i settori giovanili e costruendo pezzo dopo pezzo un modello sportivo vincente, anche attraverso impianti e strutture a misura di tifoso. L’atto finale del torneo non è stato indimenticabile. Oltre al gol partita di SuperMario, la cosa più bella resta, probabilmente, il balletto di Gisele Bundchen sul prato del Maracanà nel pre-match. Il resto sono tutti gli sbagli di un albiceleste troppo precaria per salire sul tetto del mondo del football. Alla Seleccion è mancato il dribbling letale di Miguel Angel Di Maria e la precisione sotto-porta della cavalleria pesante. Messi, Higuain, Palacio, Aguero, Lavezzi non sono bastati a Sabella. 
 
La montagna ha partorito il più classico dei topolini. Garay e soci hanno sigillato le perdite, ma otto gol fatti (di cui 6 nel gironcino eliminatorio) sono un bottino troppo magro per mettere le mani sul trofeo disegnato dall’italiano Silvio Carzaniga, finito guarda a caso ad appannaggio di una Germania capace di dare del tu al pallone, realizzando ben 18 reti. 
 
TABELLINO e PAGELLE
 
GERMANIA (4-2-3-1): Neuer 6.5; Lahm 6.5, Boateng J. 7, Hummels 7, Höwedes 5.5; Kramer 6 (31' Schürrle 6.5), Schweinsteiger 8, Kroos 6; Mūller 6, Klose 5.5 (88' Götze 7), Özil 5.5 (120' Mertesacker sv). Allenatore: Löw 6.5
ARGENTINA (4-3-3): Romero 6.5; Zabaleta 6.5, Demichelis 6, Garay 7, Rojo 6; Biglia 5.5, Mascherano 6.5, Pérez 6 (86' Gago 5.5); Messi 5.5, Higuaín 5.5 (78' Palacio 5); Lavezzi 6.5 (46' Agüero 5). Allenatore: Sabella 6
ARBITRO: Rizzoli 6.
RETI: 113' Götze