
FAVRIA - Quando il tempo torna a giocare. Venerdì 6 marzo, alla Terrazza sul Canavese, il tempo ha fatto un passo indietro. Non con il rumore degli orologi, ma con quello delle risate, degli abbracci e dei ricordi che tornano vivi quando gli amici si ritrovano attorno a un tavolo. È stata una serata speciale, una rimpatriata carica di emozione per gli uomini che, quasi trent’anni fa, scrissero una delle pagine più belle della storia del Victor Favria.
A quella tavolata sedevano volti che il calcio locale non ha mai dimenticato: il presidente Gabriele Fassa, l’allenatore Guido Roberto, il dirigente e fedelissimo «Tris» Barbierato e tanti dei protagonisti di quegli anni straordinari. Stagioni rimaste nella memoria: i due secondi posti nei campionati 1995/96 e 1996/97 e poi la grande gioia del 1997/98, quando il Victor Favria conquistò il campionato di Seconda categoria. Tra i promotori della serata c’è stato Beppe Parisi, uno di quelli che, anche vivendo lontano, non ha mai davvero lasciato Favria. Perché certe squadre non si abbandonano: restano dentro, come una casa in cui si torna sempre con il pensiero. E per quei ragazzi, oggi uomini maturi, con vite diverse e strade percorse lontano dal campo, ritrovarsi dopo quasi trent’anni è stato come riaprire la porta di uno spogliatoio pieno di vita. Insieme avevano vissuto tutto: le delusioni di promozioni sfiorate, le domeniche amare e quelle indimenticabili in cui il pallone sembrava voler entrare in porta da solo. Ma soprattutto avevano condiviso qualcosa che solo chi ha passato anni nello spogliatoio può capire davvero: amicizia, sacrificio, fiducia reciproca. Sotto la guida tecnica di Guido Roberto, allenatore capace di dare anima e identità alla squadra, quel gruppo ha vissuto momenti che il tempo non può cancellare.
La rinascita era iniziata qualche anno prima. Nella stagione 1993/94 Gabriele Fassa era subentrato a Giuseppe Cravero alla presidenza della società. Poi, nel 1994/95, sulla panchina arrivò Guido Roberto al posto di Carlo Fioretta. Fu l’inizio di un ciclo straordinario: due campionati conclusi al secondo posto, dietro alla Gabetto e al Saint Christophe. Infine la meravigliosa cavalcata del 1997/98 che portò alla vittoria del campionato. In quell’anno la presidente era M.R. Rolle e tra i dirigenti figurava anche Franco Jacontino, uomo che ha dedicato una vita intera alla società e al calcio di Favria.
Durante la serata sono riaffiorati tanti ricordi. Alcuni chiari come ieri, altri raccontati tra una battuta e l’altra. Uno, in particolare, è rimasto impresso. Una domenica, dopo un po’ di tempo lontano dal Comunale di Favria, decisi di tornare a vedere la partita. Quel giorno il Favria perse. A fine gara Guido Roberto, scherzando, disse a Bruno Magliano: «Fammi un favore, non venire più!». La battuta fece ridere tutti, ma per scaramanzia non andai alle due partite successive… che il Favria vinse. Tornai all’ultima di campionato, quella della festa, per celebrare insieme alla squadra nella quale avevo fatto il segretario per tanti anni. E forse è proprio questo il bello dello sport e della vita: non restano soltanto i risultati o le classifiche. Restano le persone. Restano le domeniche di sole e quelle di pioggia, le trasferte, gli scherzi nello spogliatoio, le vittorie gridate e le sconfitte digerite insieme. Venerdì sera, a Muriaglio, non si è celebrato solo un passato glorioso. Si è celebrato qualcosa di più profondo: il tempo che passa ma non cancella, l’amicizia che resiste agli anni, e quella strana magia per cui un pallone, rotolato su un campo tanti anni fa, continua ancora oggi a far battere il cuore. Perché i ricordi, quando sono veri, non invecchiano mai. Cambiano forma, diventano racconti, fotografie nella memoria, sorrisi condivisi. E in fondo al cuore lasciano sempre la stessa cosa che avevano allora: una piccola, testarda speranza. Quella di quando eravamo ragazzi e pensavamo che il futuro fosse grande quanto un campo da calcio. E forse, in fondo, lo è ancora. (Giorgio Cortese)












