BORGIALLO - I profughi ritrovano, grazie al calcio, passione e integrazione
Calcio vuol dire passione. E divertimento, innanzitutto. Ma è anche solo un modo per stare insieme e trascorrere piacevolmente un po' di tempo, lasciandosi da parte momentaneamente le proprie angosce e preoccupazioni. E' questa la filosofia che sta dietro al progetto lanciato dal mese di aprile dalla cooperativa GT, che, grazie alla collaborazione con l'ASD Borgiallo, consente ai richiedenti asilo ospitati nella casa parrocchiale di cimentarsi in una partita settimanale di calcio a 5. Una partita diventata un appuntamento fisso che scandisce la settimana dei rifugiati, oltre che un modo per cementare una sorta di “spirito di gruppo” tra ragazzi appartenenti a diverse etnie e provenienti da esperienze diverse, spesso problematiche, se non traumatiche. 
 
Come nel caso di Lamin, diciassettenne gambiano, arrestato e torturato dalla polizia del suo Paese quando aveva appena quindici anni, per il solo fatto di aver fatto volantinaggio per il padre, esponente politico del partito di opposizione al dittatore Yahya Jammeh. Per lui la partita di calcetto è stata anche un modo per mettersi in mostra e consentirgli quindi di essere preso in prova dal Vallorco sul finire della stagione  scorsa. Ora è in attesa di ricevere il permesso di soggiorno (con la burocrazia italiana occorre attendere dai 6 agli 8 mesi) per avere quindi la possibilità di essere tesserato e disputare delle partite ufficiali.
 
Lamin non è il solo, però, ad aver mostrato buone qualità in campo. Ci sono anche Juju (dagli amici soprannominato Touré, per la sua tecnica e presenza fisica simile al centrocampista del Manchester City) e Omar, anch'essi gambiani, pure loro in procinto di sostenere un test presso una squadra canavesana, lo Junior Salassa, alla ripresa dell'attività agonistica per la stagione 2015-16. Assieme a loro altri ragazzi, provenienti dal Gambia, dal Ghana, dalla Nigeria, dalla Somalia e dal Pakistan. Per alcuni la partitella settimanale è solo un piacevole diversivo nel tran-tran quotidiano, per altri un modo per riscoprire e alimentare la loro passione per il calcio. E, chissà, magari attirare l'attenzione di qualche club locale. 
 
E in attesa di poter vestire una qualche divisa ufficiale, nel frattempo i rifugiati di Borgiallo hanno avuto modo di giocare con le maglie e i pantaloncini “vintage” donati dall'allenatore del Vallorco, Efisio Cocco. “Quei set di maglie sono stati molto preziosi, perché i ragazzi ospitati nella casa parrocchiale mancavano di tutto – spiegano dalla Cooperativa GT – abbiamo interessato il presidente dell'Unione nazionale veterani dello Sport di Rivarolo, Nino De Gregorio, che si è subito attivato per trovarci delle magliette usate. A lui e al mister del Vallorco, Cocco, va il nostro ringraziamento, ma soprattutto quello dei ragazzi”.