
Si spacca il fronte sindacale sulla vicenda dell'ex Ims di Sparone e Druento, azienda che potrebbe lasciare a casa più di cento lavoratori. La Cisl va all'attacco della Fiom-Cgil con un duro comunicato firmato dal segretario Claudio Chiarle. «Riesce ancora a stupire una Fiom che ha accusato i firmatari di avere ripristinato lo “schiavismo” in FCA – dice il segretario dei metalmeccanici Cisl – e poi chiede alla stessa FCA che intervenga a salvare la IMS e contemporaneamente l’accusa di dare il lavoro anche all’ex stabilimento TRW di None, acquisito da Tiberina; dove, lo ricordiamo, ci sono dei lavoratori uguali agli altri».
«La Fiom ha due facce, contraddittorie, perché si dimentica facilmente che anche l’accordo IMS di giugno 2015 non lo ha firmato lasciando sole le sue RSU, che sono stragrande maggioranza in IMS. La FIM si fece carico della firma, permettendo ai lavoratori di avere una continuità e di arrivare all’incontro in Regione e poi in AMMA, il 5 aprile, a trattare con l’azienda del Gruppo Tiberina che intende acquisire l’IMS. La Fiom prima non firma gli accordi per salvare le aziende e i posti di lavoro, come ha fatto anche in Alcar, poi, chiama in causa FCA che intervenga. Mi pare evidente l’uso strumentale dei lavoratori che sono secondari alle politiche della Fiom».
«Forse chiama in causa FCA, perché nei prossimi giorni quando incontrerà FCA, potrà dire di avere ottenuto garanzie su IMS? – conclude il segretario dei metalmeccanici Cisl torinesi, Chiarle – ieri, in Regione, Tiberina ha già dato una rassicurazione: tutti i lavoratori saranno acquisiti e riteniamo che anche FCA garantirà il suo impegno, come già sta facendo. Chiudo con una domanda a Fiom: saranno capaci di giungere ad un accordo con Tiberina per garantire l’occupazione? O toccherà sempre alla FIM magari con le RSU Fiom e i lavoratori firmare e l’Organizzazione Fiom fare la puritana?».
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