SCORIE RADIOATTIVE IN CANAVESE - «Il Ministero fermi subito il progetto»

CALUSO - Il Ministero dell’Ambiente, insieme a quello dello Sviluppo Economico, ha recentemente presentato la lista dei 67 siti idonei per il deposito dei rifiuti radioattivi italiani: tra questi viene indicata un’area compresa tra Caluso, Mazzè e Rondissone. «La lista delle emergenze ambientali irrisolte in questa zona del Canavese è estremamente preoccupante. Le più urgenti sono senza dubbio lo smog causato dagli svincoli della A4 per il polo logistico di Amazon, le discariche di Chivasso e Torrazza, la centrale a biomasse dell’ex Lancia e il deposito dello smarino della TAV a Torrazza. A queste si aggiungerebbe la possibile creazione di un impianto di produzione di biometano e compost nell'area ex Edilias e, da oggi, anche il deposito di scorie nucleari». 

Per Italexit con Paragone tale scelta rappresenterebbe la pietra tombale per questo territorio, evidentemente considerato da Roma come la «discarica d’Italia in cui tutto è lecito». «Il copione è sempre lo stesso: progetti solitamente obsoleti descritti come incredibili opportunità per lo sviluppo e l’occupazione dei comuni interessati, ma che diventano in poco tempo delle mangiatoie per le aziende private che si spartiscono centinaia di milioni di fondi pubblici tra appalti e consulenze». 

L'onorevole Daniela Ruffino di Forza Italia ha presentato un question time in commissione ambiente. «Potrei limitarmi a fare la sindacalista del territorio e sostenere che gli otto potenziali siti individuati in Piemonte sono da cancellare. Credo, invece, che sia doveroso rappresentare il disagio e l’irritazione di tutti quegli amministratori locali che apprendono, a decisioni prese, che i loro Comuni o le loro Province sono idonei ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari a bassa e media intensità. Sia chiaro: nessuno mette in discussione la necessità di individuare l’area più idonea. Quello che non è tollerabile, da parte di questo o qualsiasi altro governo, è il metodo impositivo: prima si decide e poi si discute. Non sono decisioni tardive, prese alla chetichella, che potranno risolvere un problema grave».