SAN BENIGNO CANAVESE - Il Consiglio comunale aderisce all'unanimità ad Avviso Pubblico

SAN BENIGNO CANAVESE - «Tutte le sedute dei consigli comunali sono importanti, alcune però segnano la storia politica di un'amministrazione con delle scelte chiare e decise». Sono le parole del sindaco di San Benigno Canavese, Alberto Graffino. Nel corso della giornata di lunedì 16 marzo il parlamentino locale ha approvato all'unanimità alla rete di enti locali e regioni di «Avviso Pubblico» per la formazione civile contro le mafie e la corruzione.

«Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che questo non sia un gesto cerimoniale, ma un atto politico preciso, radicato nella realtà del nostro territorio e nella responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ci ha dato fiducia - ha argomentato il primo cittadino nel suo intervento durante la seduta del Consiglio comunale - Qualcuno potrebbe chiedersi: perché un piccolo comune del Canavese sente il bisogno di aderire a una rete antimafia? La risposta è semplice e, al tempo stesso, scomoda: perché il crimine organizzato non ha confini geografici, non si ferma alle porte delle grandi città, e da tempo ha imparato a muoversi in silenzio anche nei territori che si credono immuni. Avvocati, commercialisti, funzionari pubblici compiacenti, imprenditori prestanome: queste figure consentono alle organizzazioni mafiose di penetrare nel tessuto economico e istituzionale con una discrezione che le rende ancora più pericolose. La loro presenza nei nostri territori — compreso l’hinterland torinese e il Canavese — non è un’ipotesi remota. È una realtà documentata da indagini giudiziarie che negli ultimi anni hanno toccato anche zone che si ritenevano al sicuro. Come amministratori, abbiamo il dovere di presidiare ogni singola procedura di gara con la massima trasparenza. Non basta rispettare formalmente le norme: occorre coltivare una cultura della legalità all’interno degli uffici, formare il personale, instaurare protocolli di controllo rigorosi e non esitare a segnalare anomalie alle autorità competenti. Aderire ad Avviso Pubblico significa anche dotarci degli strumenti e delle reti per farlo meglio. Ogni appalto truccato è un furto ai danni della collettività. È denaro pubblico che non arriva alle scuole, alle strade, ai servizi sociali. È fiducia che viene erosa, pezzo dopo pezzo, nella capacità delle istituzioni di servire il bene comune».

«Come sindaco, ho la responsabilità di garantire che San Benigno Canavese sia un territorio ostile all’illegalità. Non per retorica, ma per scelte concrete: nella gestione trasparente degli appalti, nella vigilanza sulle attività commerciali e artigianali, nella collaborazione con le forze dell’ordine e la magistratura, nella formazione della nostra comunità - ha spiegato il sindaco, Alberto Graffino - Aderire ad Avviso Pubblico significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Significa riconoscere che la legalità non è un valore astratto, ma la condizione indispensabile perché una comunità possa crescere in modo equo e duraturo. Significa stare concretamente al fianco dei cittadini onesti, degli imprenditori corretti, dei lavoratori che meritano un mercato giusto. Fin dal nostro insediamento, abbiamo scelto di fare della trasparenza amministrativa non un obbligo di legge da assolvere, ma una cultura da costruire quotidianamente. Perché la trasparenza è la prima e più efficace forma di prevenzione della corruzione: un’amministrazione che rende conto di ogni atto, di ogni spesa, di ogni decisione, è un’amministrazione molto più difficile da corrompere. Non rivendichiamo la perfezione. La corruzione è un fenomeno insidioso, che si adatta e trova nuove forme. Ma rivendichiamo la direzione di marcia: quella di un’amministrazione che considera l’integrità un valore irrinunciabile, che non tollera zone d’ombra, che risponde ai propri cittadini con atti concreti e verificabili. Aderire ad Avviso Pubblico rafforza questa direzione, ci inserisce in una rete di buone pratiche e ci espone, consapevolmente, a uno sguardo collettivo che ci rende ancora più responsabili. Questa sera cominciamo un percorso. Non è la fine di nulla, è un inizio. Un impegno pubblico, davanti a voi, a fare della legalità una pratica quotidiana di buon governo. Lo dobbiamo a chi ha subito il sopruso della criminalità organizzata e non ha trovato giustizia in tempo. Lo dobbiamo a chi ogni giorno sceglie di fare le cose per bene, anche quando è più difficile e più costoso. Lo dobbiamo ai nostri ragazzi, che meritano una comunità in cui l’onestà sia premiata e non penalizzata».