RIVAROLO - Vittone alla giunta: «Non fate quell'accordo»
Prime reazioni politiche alla decisione del Comune di Rivarolo Canavese di trovare un accordo per far ripartire il cantiere della "Città del Sole" e, di fatto, evitare che il ricorso al Tar presentato dal costruttore, finisca con una sentenza contraria all'amministrazione. Rivarolo Sostenibile chiede alla giunta di non sottoscrivere l'accordo. 
 
«Vengono meno le finalità sociali che hanno determinato, a suo tempo, il nascere di un Piano di edilizia economica popolare e che stanno alla base della Convenzione del 2007 - dice Marina Vittone - è disatteso il principio per cui le famiglie meno abbienti possano acquistare realmente ad un prezzo popolare, in quanto gli alloggi verrebbero ceduti ad un “prezzo di mercato”, non più “calmierato” dall’amministrazione pubblica e adatto a esigenze di edilizia convenzionata». L'esponente dell'opposizione fa sapere che la «ditta costruttrice ha già goduto a suo tempo delle  agevolazioni fiscali previste per chi opera in ambito di edilizia economica popolare». 
 
Poi l'affondo sul cantiere in odore di 'ndrangheta. «Quello che interessa maggiormente però, è ricondurre l’argomento nel suo contesto naturale, nella cornice tutta rivarolese di un Comune commissariato per presunte infiltrazioni mafiose e di un complesso residenziale con ditte aggiudicatrici dei lavori al centro delle indagini dell’Operazione Minotauro, compresa la Parisi costruzioni. Molti dei soggetti coinvolti sono stati rinviati a giudizio e si attendono le sentenze definitive della Magistratura». 
 
«Una vicenda per cui l’agire politico-amministrativo dell’allora Giunta Bertot è stato scandagliato a fondo dagli organi competenti, che ci devono ancora restituire una “reale fotografia” di quanto accaduto e per la quale permangono molti coni d’ombra - aggiunge la Vittone - pertanto, ciò che vogliamo far rilevare alla Giunta Rostagno, e che sta alla base della nostra contrarietà, è l’inopportunità etico-politica di addivenire ad un accordo extragiudiziale di questa natura e la contraddizione di un comportamento che, se da un lato vuole promuovere la Cultura della Legalità, dall’altro stringe accordi con soggetti, ad oggi, in attesa di giudizio».