Scoppia la polemica sulla “Città del sole”, il maxi insediamento urbano della “Parisi Costruzioni” in via Bicocca. Nel corso della commissione di pianificazione territoriale del Comune di Rivarolo, ieri mattina, l'amministrazione ha confermato di essere a un passo dall'accordo con la ditta per far ripartire il cantiere. I lavori, infatti, sono fermi dal 2011.
150 gli alloggi previsti in quella zona. Il costruttore ha presentato ricorso al Tar perchè ha richiesto un adeguamento del prezzo di vendita da 1500 euro al metro quadro a 2000. La commissione prefettizia, trattandosi di una convenzione del 2007 per l’edilizia popolare, ha respinto la richiesta. Ora: per non proseguire al Tar e far finire finalmente i lavori, il Comune è disposto ad accettare la proposta del costruttore privato ottenendo, in cambio, la realizzazione di 25 alloggi in meno.
Le opposizioni hanno annunciato battaglia. «Il Comune sta facendo un grosso favore a un soggetto privato» ha sentenziato per il centrodestra Aldo Raimondo. Senza contare che la "Città del Sole" è salita alla ribalta delle cronache perché è una delle opere “attenzionate” dai carabinieri che hanno portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.
Secondo i carabinieri, infatti, il cantiere di quelle palazzine era in odore di 'ndrangheta tanto che si erano già spartiti i lavori almeno quattro aziende collegate agli esponenti della malavita in Canavese. Nino Occhiuto, Bruno Iaria (il boss di Cuorgnè) e Giovanni Iaria (già deceduto). “Trovare un accordo è l’unico modo per far ripartire il cantiere ed evitare che resti uno scheletro vuoto ancora per chissà quanti anni – ha ribadito il sindaco Alberto Rostagno – inoltre ci permetterebbe di non trascinare il Comune davanti al Tar”.
Parole, ribadite anche dall’assessore Francesco Diemoz: “C’è una notevole riduzione della cubatura edificabile che è una contropartita importante in un quadro complessivo già particolare in quell’area della città”. Una versione dei fatti che non ha convinto le minoranze.
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