
RIVAROLO CANAVESE - Si allarga anche a livello locale lo sdegno per i bonus accumulati nel corso del lockdown. Nel mirino sono finiti diversi politici: dai parlamentari ai sindaci fino ai consiglieri regionali. Ed in Piemonte si parla di «furbetti del bonus partita Iva» in merito a due consiglieri di palazzo Lascaris che hanno chiesto il bonus da 600 euro nonostante l'indennità percepita per il loro ruolo istituzionale (circa 8mila euro mensili). Sono Claudio Leone, 53 anni, di Rivarolo Canavese e Matteo Gagliasso, 27 anni, di Alba. Entrambi consiglieri regionali della Lega.
Leone (che di Rivarolo è stato anche assessore al commercio nella prima giunta del sindaco Alberto Rostagno) dal 1990 svolge l’attività di commerciante principalmente nei settori dell’abbigliamento e della telefonia. «Ho già provveduto a restituire i bonus all'Inps - conferma il consigliere regionale rivarolese - ho chiesto l'indennità in quanto titolare di due società che operano nel commercio e che gestiscono negozi rimasti chiusi nel periodo dell'emergenza covid. Non c'entra nulla la politica e i bonus da 600 euro non li ho presi come persona fisica. E' stata una leggerezza e per questo ho già provveduto a restituire le somme».
Dopo il consulto con i commercialisti e i soci delle rispettive attività, la domanda per il bonus è partita per via telematica. Del resto tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e cocopro, oltre ad alcune categorie di autonomi, avevano diritto di richiedere l'indennità secondo le normative di legge. Leone, così come il collega consigliere regionale, non ha infranto alcuna norma nel chiedere il bonus. Tuttavia, vista l'indennità da consigliere e la polemica a livello nazionale che si è scatenata negli ultimi giorni, non c'è dubbio che si sia trattato di un autogol. E la lista dei politici stipendiati che hanno chiesto e ottenuto il bonus è destinata ad allungarsi già in queste ore.











