RIVAROLO CANAVESE - L'assessore Schialvino fuori dalla giunta: ma è bagarre sulle motivazioni - VIDEO

RIVAROLO CANAVESE - Ieri sera a Palazzo Lomellini è tornato a riunirsi il Consiglio comunale di Rivarolo Canavese. Quasi un «evento» visto che non succedeva da dicembre 2022. E' passato talmente tanto tempo dall'ultima convocazione del parlamentino rivarolese che tra i primi punti all'ordine del giorno figurava ancora la revoca delle deleghe all'ex assessore Lara Schialvino. Decisione che il sindaco Alberto Rostagno ha preso lo scorso 12 gennaio. Non sono bastati tre mesi e mezzo, però, per gettare acqua sul fuoco. La prima ora di discussione se n'è andata proprio sul tema dell'allontanamento dell'ex assessore ai lavori pubblici. Si sono (quasi) tutti complimentati con lei per il lavoro svolto ma alla fine è stata comunque defenestrata. Misteri della politica, anche perchè le motivazioni non sono state chiarite del tutto. 

«Dopo tanti anni di collaborazione perfetta, in seguito a dei punti di vista diversi, l'assessore non era più in sintonia con le scelte della giunta - ha detto il sindaco Alberto Rostagno motivando la scelta di revocare le deleghe - mi sono reso conto che non c'erano più le condizioni di quando è stata nominata. E' stata una scelta estremamente sofferta: per continuare a lavorare serenamente nella giunta, ho dovuto prendere questa decisione». 

Meno diplomatiche le parole dell'ormai ex assessore Schialvino (intervento integrale nel video): «Quello che il sindaco ha deciso di fare, probabilmente anche grazie a pressioni interne ed esterne all’amministrazione, è stato di eliminare ciò che poteva essere non omologato al pensiero unico della maggioranza o per dirla più semplicemente eliminare ciò che era diverso dagli altri, in una giunta ormai interamente tesserata ed uniformata al Partito Democratico, io contrassegnavo un punto di vista diverso, quello dei cittadini rivarolesi che mi hanno eletta senza riferimenti ideologici o politici. Un punto di vista quindi che io rivendico ma che evidentemente non era gradito». E ancora: «Lascio, o meglio, vengo cacciata da un'amministrazione arida di idee e di senso dell'innovazione. Vedo, per la magra soddisfazione dei cittadini che rappresento, quei cantieri aperti che sono frutto di ciò che è stato voluto, deciso ed impostato da me quando ero ancora assessore ai lavori pubblici e potevo lavorare direttamente per loro. Ci penseranno ora gli uffici con l’operosità e il senso del dovere che hanno condiviso e costruito con la sottoscritta a portarli a termine nel migliore dei modi». 

«Io sono stata messa alla porta perché considerata diversa. Perché stonata in quello che ormai è un coro di mani alzate. Ma io ho chiesto per anni, dal primo mandato e chiederò fino all’ultimo giorno in cui sarò in questo Consiglio comunale di fare tutto il possibile e anche di più perché le manutenzioni sono il biglietto da visita della nostra città. Ho discusso ad ogni approvazione di bilancio perché si valutasse adeguatamente l’importo da stanziare per manutenzioni minimamente dignitose ed adeguate al decoro che la città meriterebbe. Speravo di trovare almeno in questo ultimo bilancio un minimo di consapevolezza. Invece vedo sul bilancio quei tagli che come assessore non avrei mai permesso e che adesso finalmente voi a cui le manutenzioni “non sono care” avete ottenuto. Ci tengo comunque a ringraziare il sindaco per avermi dato l’opportunità di essere stata direttamente a disposizione della città e dei cittadini e ringrazio nuovamente gli uffici che continueranno a sopportarmi quotidianamente nonostante la carenza di risorse, il carico di lavoro e la mancanza di precisi riferimenti nell’esecutivo cittadino. Consideratemi al servizio dei cittadini e non certamente al servizio delle ideologie e delle appartenenze politiche di questa amministrazione».

L'intervento dell'ex assessore ha ovviamente acceso il dibattito. Il sindaco si è difeso a spada tratta: «Non è vero che è stata allontanata perchè chiedeva più soldi per le manutenzioni. E nemmeno perchè non ha una tessera di partito perchè lei sa benissimo che i partiti nelle mie amministrazioni non hanno mai messo becco. Ultimamente quando c'erano le giunte è uscita tredici volte per non votare delle delibere che riteneva di non votare. Delibere che niente avevano a che vedere con le manutenzioni. E' stata richiamata ma visto che l'atteggiamento non è cambiato sono stato costretto a prendere questa decisione. Evidentemente non condivideva più la nostra idea di amministrare la città e questo era un problema». Al suo posto, per ora, nessuno: «Le deleghe rimarranno al momento in capo al sottoscritto», ha sottolineato Rostagno.

La bagarre è diventata un assist per il capogruppo di Riparolium, Fabrizio Bertot. «Al netto del burocratese il sindaco non è stato in grado di dare una motivazione valida che giustificasse il ritiro delle deleghe all'assessore Schialvino. Se non entra nel merito è ovvio che poi si fanno delle illazioni. Non era mai successo nella storia di Rivarolo che fosse cacciato un assessore per scelta politica. Tanto più che si tratta del consigliere più votato dell'attuale maggioranza con deleghe importanti come i lavori pubblici, d'impatto sulla città e di peso sul bilancio dell'ente. Se poi andiamo a prendere le delibere di giunta non credo che l'assessore Schialvino sia stata più assente di altri. La verità è che se non si motivano le scelte io continuo a pensare che questa sia una decisione di carattere ideologico. Anche perchè chiedere più fondi per le manutenzioni è doveroso benché questa amministrazione, dando un'occhiata al bilancio, è stata più attenta alle indennità del sindaco e degli assessori piuttosto che alla manutenzione della città. Se non ci sono delle motivazioni valide è chiaro che si tratta di una scelta ideologica a fronte dell'occupazione militare della giunta da parte del Pd. Come assessore alla gentilezza il sindaco ha cominciato alla grande». 

Anche Rivarolo Sostenibile ha espresso apprezzamento per il lavoro dell'ex assessore: «Dispiace per la collega Schialvino che negli anni ha fatto un percorso di crescita che sicuramente le va riconosciuto, portando risultati a questa giunta accompagnati da un approccio di dialogo con la minoranza che abbiamo sempre avuto modo di apprezzare - ha detto Marina Vittone - tuttavia se il rapporto fiduciario è venuto meno è facoltà del sindaco prendere questa decisione». Il vicesindaco Francesco Diemoz ha parlato di una sua «sconfitta amministrativa» dal punto di vista politico, in merito alla decisione di allontanare dalla giunta l'assessore Schialvino, mentre gli assessori Conta Canova, Ghirmu e Nastro, in risposta alle sollecitazioni di Bertot, hanno difeso la loro appartenenza politica. Michele Nastro ha però aggiunto: «Riconosco all'assessore Schialvino la professionalità con la quale ha lavorato in tutti questi anni. Ci sono state delle vedute divergenti che sono state riflesse soprattutto nella percezione del sindaco». 

L'esordio della maggioranza orfana dell'assessore alla gentilezza non è stato comunque dei migliori: al momento della discussione sul bilancio previsionale dell'ente, a causa di un pasticcio con la documentazione, è saltato il Consiglio. Non sono mancati nemmeno i momenti di tensione all'interno della maggioranza. Ora il Consiglio dovrà essere riconvocato...