
RIVAROLO CANAVESE - «L'Aldo Moro ripudia la guerra». Lo striscione, accompagnato da una bandiera con i colori della pace, è stato piazzato questa mattina dagli studenti dell'Istituto superiore di Rivarolo. Poi i ragazzi, a scaglioni, si sono dati appuntamento nel cortile della scuola per una lezione a cielo aperto contro il conflitto in corso in Ucraina. Una lezione per chiedere al più presto il ritorno della pace.
Lo hanno ribadito negli interventi il rappresentante d'istituto, Gioele Tarsia, e il professor Antonio Rinaldis che ha spiegato quanto il concetto di «pacifismo» ed essere pacifisti sia cambiato con il precipitare della situazione in Ucraina. I ragazzi sono stati poi invitati a realizzare degli striscioni da appendere all'esterno di ogni classe, dalle finestre dell'istituto, in modo da trasformare l'edificio in una sorta di «bacheca» contro la guerra, visibile a tutti.
Gioele Tarsia era intervenuto anche mercoledi sera nel corso della manifestazione per la pace promossa dal Comune di Rivarolo. Questo il suo intervento: «Pochi giorni fa il governo ucraino ha pubblicato la foto di due soldati russi fatti prigionieri, uno dei quali ha 19 anni. Potrei essere io. Il governo italiano ha mobilitato centinaia di soldati italiani inviandoli in Est Europa, ed io penso al mio amico Pietro, che ha qualche anno più di me e che vuole fare il militare. Come sarebbe vederlo partire? La settimana scorsa il presidente Ucraino ha disposto la mobilitazione generale di tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni, per quanto già ci sia di uomo in un ragazzo della mia età, vietando loro di lasciare il paese. Della mia famiglia solo mia madre potrebbe partire. Chissà come sarebbe per me ed i miei amici, salutare le nostre compagne di classe, con cui abbiamo condiviso i banchi per 5 anni, sapendo che mai ci si ritroverà tutti assieme
Quanti ragazzi, nello stesso momento in cui tra di noi ci abbracciamo, si stringono ad un fucile? Quanti di loro, mentre mi chiedo dove andrò all'università, hanno ormai capito che non ci andranno mai? I miliardi investiti nelle armi crescono di anno in anno nel nostro paese. Non era meglio spenderli per la nostra istruzione tutti questi soldi? Come si può allo stesso tempo voler investire nel futuro e finanziare gli strumenti per distruggerlo? Non bastava distruggere le foreste, inquinare i mari, incendiare l'atmosfera? Era davvero necessario organizzare la morte di altri esseri umani?
Questo pianeta che ci viene consegnato rotto, chi ci insegnerà a ripararlo? Noi ragazzi di tutto il mondo, dove scopriremo come salvarci dalla crisi climatica una volta che le bombe avranno demolito le nostre scuole? È in quelle scuole che abbiamo letto nei libri di storia che la pace non si costruisce con i carri armati. La pace si costruisce nelle scuole, imparando il dialogo, il compromesso, la collaborazione. Fratelli e sorelle di tutto il mondo, posiamo le armi, non ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, di tutti i popoli e di tutte le nazioni del mondo, per trovare soluzioni vere ai problemi di oggi».















