
RIVAROLO CANAVESE - Aldo Moro occupato dagli studenti. Si allarga anche al Canavese la protesta degli istituti superiori partita la scorsa settimana in risposta alle tragiche morti di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, due studenti rimasti vittime di incidenti sul lavoro durante gli stage. «Le loro morti - spiegano gli studenti del Moro - sono un chiaro esempio della insufficiente attenzione riservata alla scuola. Rifiutiamo con forza un sistema che non ci valorizza in quanto persone, fino al punto di accettare che degli studenti possano perdere la vita nel contesto di un percorso scolastico».
All'Aldo Moro, grazie all'impegno dei rappresentanti d'istituto, sono state organizzate due giornate di incontri e confronto. Ma la protesta potrebbe anche proseguire la prossima settimana. «Il Corpo Studentesco dell'Aldo Moro pretende un modello di scuola diverso, che favorisca il dialogo ed il confronto democratico, la crescita collettiva e solidale, un sapere che non si limiti all’accumulo di nozioni, ma che coinvolga l’interezza della persona. E' necessario che la comunità nazionale inizi a considerare la scuola il pilastro su cui essa si fonda, una priorità imprescindibile sulla quale investire, in quanto nessuna società può prosperare senza un’eccellente istruzione e formazione dei suoi membri».
Quella di Rivarolo è la prima protesta che coinvolge gli studenti della scuola superiore in tutto il Canavese. L'obiettivo dei ragazzi è riportare alcuni temi al centro del dibattito dell’opinione pubblica, quantomeno locale, «che deve essere consapevole dell’esigenza di riforme nette ed organiche». Sono in corso da questa mattina confronti, anche con il personale docente, per riscoprire il senso da attribuire alla scuola ed elaborare possibili soluzioni ai problemi che la soffocano, «dibattendo su temi quali le difficoltà politiche delle riforme sull’istruzione, i problemi dell’edificio scolastico, i limiti dei PCTO (la sicurezza, lo scopo, i risultati), la valorizzazione delle esperienze personali degli studenti, il superamento delle lezioni frontali, lo studio della religione cattolica, la crisi climatica e la sostenibilità ambientale del nostro istituto, i metodi di valutazione, l’interdisciplinarità dello studio, l’introduzione dell’educazione al pensiero critico nell’insegnamento e molto altro».
Al termine degli incontri saranno messe nero su bianco delle proposte concrete che saranno poi oggetto di incontri successivi tra studenti e docenti. «L'intera esperienza è da intendersi come un nostro prendersi cura della scuola che, trascurata e sofferente a causa del suo stato di abbandono, non è in grado di adempiere al suo ruolo. Questa nostra occupazione dunque mira, con il contributo degli insegnanti, ad elaborare dei metodi per permetterne la rinascita». Garantito comunque il diritto allo studio per le classi (due su 51) che hanno deciso di non protestare.














