
TORINO - «Il tema dell’informazione locale in Piemonte non nasce oggi: lo avevo già portato formalmente all’attenzione del Consiglio regionale con un Ordine del Giorno depositato e protocollato nel mese di dicembre, sottoscritto dai colleghi del gruppo Lista Civica Cirio Presidente e regolarmente inserito all’ordine dei lavori». Lo dichiara Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, a margine della discussione in Aula dedicata alle prospettive del Gruppo Gedi, che comprende testate come La Stampa, la Repubblica e La Sentinella del Canavese.
«La questione è concreta e riguarda da vicino i nostri territori: per La Sentinella del Canavese è stato sottoscritto un accordo preliminare per la vendita alla società Ledi s.r.l., controllata dalla Fondazione Carella Donata. L’operazione, annunciata a dicembre 2025, prevedeva il perfezionamento del passaggio con efficacia dal 1° febbraio 2026, segnando l’uscita dello storico quotidiano di Ivrea dal gruppo di John Elkann».
Bartoli prosegue: «Su questi temi non servono bandierine: serve serietà. Parliamo di pluralismo dell’informazione, di professionalità, di presìdi territoriali e di tutela del lavoro: elementi essenziali per la qualità democratica delle nostre comunità, soprattutto fuori dai grandi centri. Prendo atto che la Presidenza ha presentato un testo che va nella medesima direzione. Proprio per dare massima forza politica al messaggio dell’Aula e non disperdere energie, ho scelto la strada dell’unità, sottoscrivendo il testo proposto dalla Presidenza e ritirando il mio ordine del giorno, favorendo un percorso condiviso. L’obiettivo viene prima di tutto: ottenere impegni concreti e verificabili».
«Oggi non ci fermiamo a un titolo: l’Aula dà un mandato preciso alla Giunta. Monitorare l’evoluzione delle operazioni societarie, promuovere un dialogo istituzionale con il Governo e con i soggetti interessati e informare il Consiglio sugli sviluppi. Il tutto nel pieno rispetto delle competenze regionali e della natura privata di queste operazioni, che richiedono equilibrio e responsabilità: la Regione non entra nelle scelte imprenditoriali, ma ha il dovere di vigilare sulle ricadute per il Piemonte in termini di pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro. Io ho acceso il faro su questa vicenda già a dicembre e continuerò a tenere alta l’attenzione finché non avremo garanzie concrete».








