
Ancora una volta sono i social network ad alimentare il fuoco delle polemiche. Così succede che a Montalto Dora, piccolo centro del Canavese, si discuta da giorni, su Facebook, sull'utilizzo del campo di calcio vicino alla chiesa. Un campetto aperto a tutti di proprietà della parrocchia di Sant'Eusebio. «Aperto a tutti ma monopolizzato da qualche mese dai profughi», puntano il dito alcuni residenti. «Mio figlio voleva andarci a giocare ma ci sono sempre dei ragazzi di colore che lo occupano», segnala una mamma.
C'è chi accusa i profughi di aver distrutto le porte del campetto (che però, secondo altri, erano già state distrutte in precedenza), chi si augura che, prima o poi, i migranti vengano utilizzati dal Comune per i lavori socialmente utili e chi conferma che, da qualche settimana, «si sono appropriati di una proprietà privata che, da sempre, è a disposizione dell'intera comunità di Montalto».
I migranti, del resto, una trentina in tutto, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, sono proprio ospiti dalla parrocchia che li gestisce nella struttura retrostante la chiesa, un tempo casa di riposo. Il pomeriggio, per trovare un po' di svago, non hanno molte alternative se non giocare in quel campetto. Per questo, a fianco, c'è un secondo spazio, questo però recintato, forse persino più adatto ai bambini. Per la parrocchia, insomma, c'è spazio per tutti. La convivenza è possibile ma, a volte, la strada da percorrere è tutta in salita...








