OZEGNA - Bartoli, sindaco e ristoratore, furente: «Il Governo prima ci fa spendere i soldi poi non ci fa aprire»

OZEGNA - Nella doppia veste di sindaco e ristoratore, Sergio Bartoli si è sfogato sui social. La situazione per le attività di ristorazione, costrette alla chiusura a causa dei Dpcm anti Covid, è drammatica. In Canavese come altrove. E Bartoli sottolinea che, con le persone allo stremo, c'è il rischio che la situazione degeneri.

«In merito a quanto sta accadendo a noi ristoratori voglio comunicare il mio pieno disappunto per come viene gestita la nostra situazione da un Governo che prima ci ha chiesto di attrezzarci per poter lavorare in pandemia, facendoci sborsare somme ingenti in un momento in cui non era proprio il caso di avere ulteriori spese, e poi ci fa lavorare un giorno, chiudere due, fare asporto un altro e così via. Questo gioco dell’oca sulla nostra pelle non è più accettabile», dice Bartoli.

«In quanto primo cittadino del Comune di Ozegna mi sono preoccupato di mantenere sempre l’ordine e di appoggiare il governo anche quando mi sembrava che stesse facendo operazioni poco utili al benessere di tutti. In quanto ristoratore con dipendenti però devo dire che non è più possibile proseguire su questa strada. La gente è allo stremo, le famiglie hanno bisogno di certezze e di poter dare da mangiare ai propri figli. Qui non si tratta di ricevere il reddito di cittadinanza ma di andare a lavorare presso quelle attività in cui tantissime persone hanno investito tutti i loro averi e a cui oggi viene impedito di aprire o comunque di far lavorare in maniera remunerativa». 

Bartoli ha aderito in maniera simbolica alla campagna «Io apro» della scorsa settimana: «Nessun politico ha detto una parola in merito. Eppure i politici sono sempre stati i primi ad andare a mangiare al ristorante... Adesso però siamo stufi e siamo davvero pronti a mettere in atto qualsiasi azione serva al bene delle nostre famiglie. Posso garantire che non parlo esclusivamente a titolo personale ma a nome di centinaia di commercianti che si trovano in questa pessima situazione. La gente è esasperata, la gestione di alcune attività è stata penosa e fallimentare e ricominciano a girare video del 2014 di politici a Kiev, in Ucraina, che venivano buttati nella spazzatura dalla gente scontenta...».