
OZEGNA - Il sindaco Sergio Bartoli dice la sua in merito al nuovo ospedale del Canavese. Al pari di diversi altri colleghi della zona del Canavese occidentale, il primo cittadino è contrario all'ipotesi dell'area Montefibre a Ivrea. «Non sto mettendo in atto una guerra tra zone, bande politiche o città. Insieme ad alcuni colleghi voglio solo sgombrare il campo da preconcetti e pregiudizi in modo da avviare una riflessione seria su quale sia davvero la migliore localizzazione per il territorio».
«Il primo concetto è la baricentricità. Ivrea non è baricentrica al territorio in quanto decisamente sposata verso la parte nord-est del Canavese. Ma non è neppure il problema maggiore, in quanto quello determinante è la fruibilità logistica ed i collegamenti. Ivrea ha una pessima viabilità, come tutti i locali conoscono, dove spesso e a seconda di dove si provenga si è obbligati ad attraversarne il centro. Inoltre per la realizzazione del nuovo ospedale è prevista un’area di circa quarantamila mq ed il sito individuato (Montefibre di Ivrea) è al limite degli spazi di costruzione. Sosteniamo fortemente di voler valutare altri siti, decisamente più interessanti, dislocati nelle seguenti aree: il polo ex Olivetti di Scarmagno che è di circa novecentomila mq, il polo industriale ex Pinifarina di circa centocinquantamila mq, area tra l’atro già urbanizzata e dismessa di San Giorgio Canavese, il sito degli ex studios di Telecittà in San Giusto Canavese di circa quarantamila mq, l’area dell’ex-zoo di Montalenghe di circa centoventimila mq. Questi siti sono molto vicini a svariati Comuni, sono comodissimi all’uscita del casello autostradale, sono tutti di grandi dimensioni (il che offrirebbe la possibilità di ampliamenti e sviluppi poiché i terreni utilizzabili appartengono a pochi o unici proprietari e sono già in vendita). San Giorgio/San Giusto sono aree già urbanizzate e dismesse, da riadattare, ma con tutti i servizi a disposizione. Dal punto di vista logistico queste località sono ottimali perché situate a ridosso dell’autostrada e di una grande arteria come la provinciale Caluso-Castellamonte che le collega alla zona dell’Alto Canavese, alla stazione ferroviaria della Torino-Ivrea-Aosta a soli 5 km da Caluso o a 10 km da quella di Rivarolo».
«Il mio auspicio è che la Regione prenda in considerazione tutti i siti nella valutazione del nuovo Ospedale Unico e non sicuramente l’area di Montefibre (la meno indicata). Me lo auguro per il bene del Canavese e per il futuro dei nostri figli. Purtroppo l’impressione che abbiamo avuto io ed alcuni amici sindaci della zona è che “i giochi siano già fatti” e non si capisce per quale ragione e da chi. Non è stato chiesto il parere di tutti, si è formata una commissione senza spiegare quale funzione avrebbe e, pochi “furbetti” sembra vogliano fare l’ennesimo business sulla pelle della nostra sanità già tanto maltrattata in questi anni. Noi non ci piegheremo ad accettare diktat di parti politiche o territoriali che non accettino la discussione sulla localizzazione e siamo pronti a dare battaglia in ogni sede disponibile, anche scendendo in piazza con i cittadini. La questione dell’ospedale unico è di fondamentale importanza per questo territorio, un territorio che ha già pagato caro il ridimensionamento di un ospedale quale quello di Castellamonte che ora più che mai sarebbe tornato di grande utilità ed importanza se riadattato per le esigenze del Covid. Non vogliamo più vedere situazioni in cui alcuni politici del nostro territorio si preoccupano più di come spendere soldi attraverso ospedali da campo che di pensare alla sistemazione dello stesso».
«Per concludere non accettiamo che la decisione sia presa esclusivamente da un ridotto numero di amministratori attraverso una commissione realizzata senza la stipula di norme e criteri, spalleggiati da compiacenti politici locali che non hanno appieno chiare le vere esigenze sanitarie del Canavese».








