
TORINO - No della Lega alla chiusura della montagna prevista nel Dpcm che detterà le regole del Natale. «La salute dei cittadini è prioritaria, ma se il Governo si assume la responsabilità di sacrificare un’intera filiera produttiva, un intero comparto, un’intera fascia di aziende, deve assumersi anche la responsabilità di trovare le risorse adeguate per compensare chi non è messo in condizione di lavorare - dice l'europarlamentare Alessandro Panza, responsabile del dipartimento montagna del carroccio - non bastano le mancette e le pacche sulle spalle, serve un aiuto concreto per i lavoratori stagionali e serve un ristoro, una seria compensazione, un risarcimento adeguato a chi, nel ponte natalizio, vedrà sfumare quasi la metà del fatturato di tutto l’anno. Il Governo deve tenere conto di tutti questi numeri, non può continuare a far finta di niente».
Dello stesso avviso il gruppo in Regione, come afferma il consigliere Matteo Gagliasso: «Sciare non è l'unica attività quando le montagne si coprono di neve, noi piemontesi sappiamo che la montagna è vita, e il ciclo della vita non si può interrompere per decreto. Chi vive tutto l’anno i territori montani sa perfettamente che esistono tante valide ragioni per percorrere i tornanti e raggiungere le alte quote. Sposo la riapertura in sicurezza degli impianti. Spero vivamente che le voci dei governatori, in primis del presidente Cirio, si articolino in tutte le argomentazioni a supporto di una montagna aperta per il trekking, le ciaspole, il nordic walking, lo sleddog, lo slittino, il ciclismo invernale nelle sue molte versioni. Una chiusura totale è insensata, toglie respiro all’economia e preclude una ripartenza che non può essere calendarizzata a dopo le feste, laddove il rischio e che le condizioni economiche non esistano più».








