
CANAVESE - L'Uncem ha scritto ai nuovi vertici della Rai una lettera con dieci proposte per la montagna. «Se la Rai è vero servizio pubblico, e ci crediamo, il dialogo con chi rappresenta i Comuni e i territori montani deve proseguire e intensificarsi, nell'interesse delle comunità e della coesione nazionale».
«L'imminente cambio di frequenze non può essere affrontato solo con una campagna, sostenuta da risorse statali, per la sostituzione degli apparecchi televisivi. Che comunque va raccontata meglio nelle prossime settimane, in mezzo a molta distrazione dovuta evidentemente alla pandemia. Molti Enti territoriali montani - Comuni, Comunità montane, Unioni montane di Comuni - sono proprietari e gestiscono, fanno manutenzione a decine di impianti radio-televisivi per la diffusione del segnale. Non ci fossero sarebbero milioni gli italiani che non vedrebbero i canali Rai e l'intero bouquet televisivo. Gestiscono quei ripetitori nell'interesse dei cittadini, è chiaro, ma anche della Rai».
«Insieme dobbiamo individuare risorse - ad esempio dalla tassa di possesso sui televisori d'intesa con il Ministero dello Sviluppo economico - per la sostituzione di impianti obsoleti di proprietà degli Enti locali montani, per evitare l'interruzione di pubblico servizio a causa dell'impossibilità di manutenzione straordinaria sugli impianti. Le sperimentazioni avviate con la Direzione tecnica, con il CTO Rai, con Rai Way, con il Centro Ricerche devono continuare. E stanno proseguendo con ottima interazione di Uncem. Ma con Rai dobbiamo anche dare precise informazioni agli Enti proprietari di impianti e ripetitori per la trasmissione del segnale, affinché abbiano gli opportuni elementi per affrontare il nuovo switch-off del digitale terrestre dei prossimi mesi. Risorse economiche e (in)formazione vanno attivate subito, insieme».
Il digital divide è una grande emergenza del Paese. Uncem lo denuncia da dieci anni. Gran parte del territorio montano italiano (il 54%) naviga in internet a velocità non adeguate e in linea con gli altri Paesi UE, oltre che molto più basse rispetto alle zone urbane. «Lo abbiamo capito nel corso del primo lockdown tra telelavoro e dad, call e zoom. Ma le sperequazioni sono emerse con forza. Con Rai possiamo fare un lavoro congiunto per portare infrastrutture di rete e soprattutto una nuova digitalizzazione, nuove competenze e piattaforme. Dobbiamo vincere insieme quelle sperequazioni che diventano disuguaglianze. Diversi "segnali" per territori migliori e più uniti. Migliori piattaforme di diffusione, studiate ad hoc con l'obiettivo di superare il divario digitale territoriale. Lavoriamoci».
Tra le altre proposte più spazio ai Tg Regionali, impegno sulle lingue minoritarie, Docufilm sulla vita e sul futuro delle montagne, una sezione di film di montagna (non solo alpinismo) su RaiPlay, un seminario annuale su informazione, comunicazione e territori.








