
Ora è guerra aperta. Mappano contro tutti. Contro Borgaro, Caselle e Leini i cosiddetti "comuni cedenti" che, negli anni dal 2013 al 2018, cioè da quando è formalmente nato (e poi congelato) il Comune di Mappano, hanno incassato i soldi dalle tasse dei mappanesi. «Riteniamo doveroso a difesa degli interessi dei contribuenti mappanesi il deposito del ricorso che vuole verificare la legittimità dei bilanci dei Comuni cedenti - dice il sindaco Francesco Grassi - non vogliamo creare disguidi ai Comuni, ma correggere il fatto che non siano state contabilizzate separatamente le entrate dei contribuenti mappanesi (così da poterne verificare l'utilizzo a favore della popolazione e del territorio di Mappano) e prevedere il trasferimento degli eventuali fondi non ancora utilizzati nelle casse del comune di Mappano».
In realtà il ricorso di disguidi ne crea parecchi anche ai Comuni cedenti e l'atteggiamento da duro e puro di Grassi, adesso, inizia a stizzire particolarmente i colleghi di Borgaro, Caselle e Leini. Anche perchè la condizione essenziale per la nascita di Mappano Comune era proprio quella che l'avvio del nuovo Comune non creasse danni alle amministrazioni cedenti. «Per dimostrare la volontà di trovare una soluzione concertata su questo tema e mantenere un clima di distensione collaborativo, ci asterremo per il momento dal richiedere l'immediata sospensione dell'efficacia degli atti impugnati», precisa Grassi che però ha già provocato la reazione scomposta dei colleghi.
Tanto che al tavolo tecnico convocato dalla Città metropolitana i colleghi non si sono presentati. E non potrebbe essere altrimenti: difficile concertare se c'è un ricorso in tribunale. «Siamo rammaricati dell'assenza dei rappresentanti dei comuni cedenti al tavolo tecnico convocato dalla città metropolitana - dice in proposito Grassi - ma continueremo, come fatto fino ad oggi, a cercare di dialogare e collaborare in modo attivo e propositivo per trovare soluzione ai problemi ancora aperti».








