LEINI - «Non revocate la scorta a Pino Masciari e alla sua famiglia»

LEINI - «Lo Stato chiede di denunciare, poi ti abbandona. È stata firmata la mia condanna a morte». Con queste durissime parole, Pino Masciari, imprenditore calabrese, testimone di giustizia, che da anni risiede nel torinese, rende noto che, il 13 ottobre, il Ministero dell’Interno ha avviato la procedura di revoca della scorta a lui e i suoi famigliari. Originario di Catanzaro, vive sotto protezione da 25 anni da quando denunciò la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo dell’imprenditoria e della politica locale. Denunce fondate che hanno portato all’arresto dei più importanti boss delle provincie calabresi. Da allora è diventato un simbolo della lotta alla mafia, presenziando a migliaia di incontri e manifestazioni in tutta Italia.

Profonda preoccupazione per la revoca della scorta è stata espressa dal Movimento Cinque Stelle, che nel 2018 candidò Masciari nel collegio uninominale di Settimo Torinese. Prende posizione anche il presidio di Libera «Pio LaTorre» di Leini che invita il Comune ad esprimersi a sostegno del l’imprenditore antimafia: «Nel 2015 il consiglio comunale di Leini, all’unanimità, ha conferito a Pino Masciari il titolo di cittadino onorario - dichiara la referente, Rosanna Tamma - auspichiamo quindi che l’Ente prenda una posizione netta e inequivocabile, facendo sentire la propria voce nelle sedi competenti affinché egli e la sua famiglia possano avere la sicurezza di cui hanno diritto, e possa continuare a svolgere la propria opera a favore della legalità».

E questa mattina è arrivata la presa di posizione del sindaco Renato Pittalis che ha anche scritto al prefetto di Torino, al capo della polizia e al nuovo Ministro dell'Interno: «E’ stato lo stesso Pino Masciari a portarmi a conoscenza dell’avvio del procedimento di revisione che potrebbe portare alla revoca della scorta per sé e per la famiglia, chiedendomi di interessare le Istituzioni affinché ciò non avvenga - dice Pittalis - ho scritto immediatamente al Prefetto di Torino, Raffaele Ruberto, al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al Capo Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il capo della Polizia Lamberto Giannini, alle cui dipendenze è posto l’Ufficio centrale interforze sicurezza che gestisce, appunto, il servizio di protezione. La mia voce si unisce, quindi, a tutte quelle provenienti da altre Istituzioni e dalla società civile per chiedere che lo Stato resti al fianco di Pino Masciari e della sua famiglia: la loro scelta di fedeltà alle Istituzioni e ai principi di questo Paese, legalità e democrazia, sia la stessa che facciamo anche noi, restando insieme a loro». 

«Ora che sappiamo bene che cosa significa dover rinunciare ad aspetti della nostra libertà personale, non poterci muovere e spostare, possiamo capire in parte che cosa significhi vivere sotto scorta e in incognito - aggiunge il sindaco - il crimine organizzato non dimentica, né si ferma davanti al tempo o alla distanza. Come cittadino e come rappresentante delle Istituzioni, mi troverei in seria difficoltà a motivare ai miei cittadini come mai lo Stato e le stesse Istituzioni scelgano di non difendere più e di non stare accanto a chi, cittadino come loro, ha fatto una scelta di legalità ma anche di sacrificio». (S.i.)