
Bocciatura inattesa per Ivrea. La città di Olivetti non sarà «Patrimonio Industriale del XX Secolo» dell’Unesco. Via libera, invece, da parte del consiglio direttivo della Commissione nazionale Unesco al riconoscimento delle Mura venete di Bergamo come patrimonio dell’umanità. Una proposta, quella bergamasca, incentrata sulle opere di difesa della Serenissima, un viaggio di oltre mille chilometri nell’architettura e nella storia, che inizia alle pendici delle Prealpi lombarde e finisce lungo le coste dell’Adriatico.
Sconfitta per la città eporediese. «La città - si chiarisce nelle motivazione della candidatura - rappresenta la realizzazione di un modello di città industriale, promosso dalla Olivetti, basato su un sistema sociale e produttivo ispirato dalla comunità e alternativo a quello proposto dallo sviluppo industriale del XX secolo». Nel dossier c'era il patrimonio architettonico, lascito della fabbrica alla città, che copre il 70% del perimetro urbanizzato di Ivrea, e costituisce un esempio di costruzioni residenziali, industriali e sociali di straordinaria qualità. La candidatura di Ivrea rappresentava un’opportunità per sollecitare importanti riflessioni non solo sulle trasformazioni di città con simili caratteristiche, ma soprattutto sui processi di innovazione sociale e di governance del territorio che il lavoro sul patrimonio architettonico moderno comporta.
La commissione dell'Unesco, però, non ha accolto queste motivazioni, forse in parte affossate dai recenti fatti legati all'Olivetti e ai suoi stabilimenti, compreso il processo per le morti d'amianto tra gli operai. Il tavolo di coordinamento del progetto di candidatura era composto dal Ministero dei beni cultruali, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Ivrea, Fondazione Adriano Olivetti e Fondazione Guelpa.
L'Unesco, in Canavese, ha fin qui nominato al patrimonio dell'umanità il Sacro Monte di Belmonte (Valperga) e il castello ducale di Agliè.








