IVREA - Zac! via dal Movicentro? «Dal Comune un atteggiamento ostile verso di noi»

IVREA - Lo Zac! dovrà lasciare il Movicentro di Ivrea? Per ora non ci sono certezze ma il Consiglio di Amministrazione, anche a nome dei 289 soci della cooperativa, ha scritto una lettera appello per fare il punto della situazione, anche a seguito della confusione generata dall'amministrazione. 

«L'esperienza dello ZAC! al Movicentro di Ivrea, in uno spazio pubblico collettivo, per noi ha un senso civico: questo spazio, nelle nostre intenzioni, è al servizio della città. In queste settimane, abbiamo chiesto ai cittadini di Ivrea e alle realtà con cui abbiamo collaborato in questi anni in tutta Italia di prendere una posizione rispetto all'atteggiamento diffidente dell'Amministrazione comunale e abbiamo raccolto e documentato queste reazioni. Siamo stati sommersi di affetto e di vicinanza, da uno spaccato trasversale e vero della nostra città: commercianti, ristoratori, operatori culturali, studenti, insegnanti, professionisti, associazioni, educatori, musicisti, pendolari, genitori, persone normali di Ivrea e allo stesso tempo da una rete nazionale di spazi rigenerati che vede nella nostra esperienza una buona pratica, sana e autentica. Questo cuore, questo nuovo atteggiamento della cittadinanza, questo senso di responsabilità e di partecipazione, sono un messaggio chiaro, ci viene voglia di dire "un insegnamento" per il mondo della politica, di mettersi in ascolto delle persone, di accompagnare questa onda di collaborazione e solidarietà, e non di ostacolarla rincorrendo modelli vecchi, che rispondono a criteri meramente economici su cui gli amministratori pubblici hanno troppo spesso basato le proprie scelte, con risultati a volte disastrosi per il tessuto sociale delle nostre città.

Questo senso di stare insieme nella città non riguarda solo esperienze come lo ZAC! ma un processo di riappropriazione degli spazi e del discorso pubblico, che comunque non si arresta, esiste e si fa sentire, e sopravvive. Anche non al Movicentro, se necessario, ma con una voce ancora più ferma e determinata. Nel merito della polemica, siamo convinti che l'Amministrazione non sia mai andata al cuore della questione, cioè dire quali sono le ragioni per cui si sceglie di non rinnovare il contratto di comodato a un'esperienza come la nostra, ma ha via via portato argomentazioni di carattere burocratico e tecnico che riteniamo troppo deboli, se non pretestuose.

Prendiamo atto della presenza di problemi negli atti formali negli accordi tra Comune, RFI e Regione e apprezziamo la volontà espressa dall'Amministrazione di regolarizzare la situazione, ma riteniamo che questo esuli dalla questione che riguarda il rinnovo del contratto. Il Comune persegua giustamente la risoluzione di questi problemi per sanare l'attuale posizione nei confronti di RFI/Regione, senza tuttavia dover ricorrere a questa scusa per quel che riguarda gli inquilini dell'immobile, cioè noi.

Sappiamo che l'entrata in vigore dell'art. 71 del Codice del Terzo Settore esclude le imprese sociali dalla possibilità di avere contratti di comodato gratuito con gli Enti Locali, ma abbiamo più di un parere legale secondo i quali il problema sussiste solo nella stesura di un nuovo bando, ma non nella proroga o nel rinnovo di un contratto già esistente e stipulato con la normativa precedente. Non siamo contrari di principio a partecipare a un nuovo bando, né a corrispondere un affitto *simbolico*, ma ci chiediamo: perché farlo? Perché un'esperienza come la nostra, che ha portato valore sociale e ricchezza alla città, che si pone come modello positivo e replicabile per tante realtà, che è riconosciuta dal Sindaco di Ivrea come "un'esperienza essenziale per il tessuto cittadino" deve sottoporsi in questo momento a un nuovo bando, e non può semplicemente continuare a lavorare, per il bene comune? Quali sono le condizioni diverse, che verranno poste nel nuovo bando, che l'amministrazione ritiene così necessarie?

Inoltre, è giustificato questo atteggiamento così ostile, in un momento difficile e delicato per tanti cittadini, legato all'emergenza Covid? Perché il Comune di Ivrea non ritiene doveroso (sì, doveroso) sostenere una realtà che funziona, apprezzata da tanti cittadini, e nella quale tanti cittadini si impegnano, ma ci dice di accontentarci di una proroga di 6 mesi, a fronte di anni di investimenti, impegno e lavoro? E ancora, le oltre 5000 persone che hanno firmato la nostra petizione e scritto attestati di stima nei nostri confronti, non meritano di avere una risposta dall'Amministrazione comunale, una risposta di senso (anche di buon senso, se possibile) invece di questo continuo affastellarsi di scuse, norme, appigli, velate accuse (tutte infondate come "non pagano niente, l'utilizzo dell'atrio non è nel contratto, non fanno le cose in sicurezza, non hanno i permessi, in questi anni hanno cambiato natura giuridica")?

Ecco, questo è quello che pensiamo molto chiaramente in questo momento rispetto al nostro futuro: ci piacerebbe sapere, invece, altrettanto chiaramente come si immagina il futuro del Movicentro l'Amministrazione comunale, se ritiene che questo presidio sociale e culturale vada mantenuto così come è, e di dirlo con molta chiarezza non solo a noi, ma alla città di Ivrea, prendendosi la responsabilità delle proprie scelte davanti a tutti». Lucia Panzieri, Stefano Bacchetta, Patrizia Dal Santo, Filippo Scavarda, Enrica Spinaci con i 289 soci della cooperativa.