IVREA - Striscione per Regeni: lettera a prefetto e questore di Torino

Marco Grimaldi, Segretario regionale Sinistra Italiana e Consigliere Regionale del Piemonte, ha scritto una lettera urgente a prefetto e questore di Torino sui fatti accaduti venerdì scorso a Ivrea, a margine del comizio del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini a sostegno del candidato a sindaco Stefano Sertoli. Alcuni radicali hanno esposto uno striscione per Giulio Regeni: sono stati identificati e fotografati dalla polizia.

«Gentile Prefetto, Gentile Questore - scrive Grimaldi - con la presente sono a richiedervi delucidazioni rispetto a quanto accaduto nella serata di venerdì 15 giugno a Ivrea, quando, durante un comizio del leader della Lega Nord – Ministro dell’Interno del Governo Conte - a sostegno del candidato Sindaco al ballottaggio, due attivisti dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta hanno srotolato nei pressi della piazza uno striscione per chiedere l’impegno del Governo nella ricerca della verità per il ricercatore italiano Giulio Regeni, ucciso in Egitto nel 2016.

Lo striscione esposto dai due attivisti, un ragazzo e una ragazza, recitava: “Prima gli italiani... ma Giulio?”, nel pieno esercizio della libertà di espressione e senza arrecare disturbo alla manifestazione elettorale. Nessuna offesa al Ministro o al Governo, nessuna scritta ingiuriosa o sensibile, ma una semplice domanda: merita Giulio Regeni l’impegno del Governo Italiano nella continua ricerca della verità o, come recentemente dichiarato dal Ministro dell’Interno, la vicenda Regeni è derubricata a “questione di famiglia”, poiché per il nostro paese più importante della verità sull’omicidio di un nostro connazionale sono le relazioni diplomatiche ed economiche con l’Egitto?

Gli attivisti sono stati fermati, identificati e fotografati. Hanno richiesto di avvicinarsi al palco per poter colloquiare con i giornalisti ma gli è stato negato. Perché questi divieti e questi controlli? Si tratta di procedure ordinarie? Non può forse ogni cittadino “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, come previsto all’art. 21 della nostra Costituzione? Chiedo a Voi delle risposte perché manifestare pacificamente il proprio pensiero non può diventare motivo di fermo. Chiedo a Voi delle risposte perché chiedere in ogni sede la verità su Giulio Regeni è una questione di dignità».