
Sabato 11 novembre, al polo universitario delle Officine H di Ivrea, si torna a parlare di Olivetti. Le "Spille d'Oro", con la collaborazione di Hever edizioni e Lions, promuovono il convegno "In me non c'è che futuro", dedicato alla visione filosofica di Adriano Olivetti. "Il convegno - spiegano gli organizzatori - vuole essere un ritrovo dei gruppi olivettiani che condividendo gli stessi ideali vogliono trasmetterli ai giovani". Il convegno, che si aprirà alle 10.30, prevede anche una visita alle architetture olivettiane del Maam e al museo Tecnologicamente, oltre alla presentazione del libro "Olivetti. Una storia breve", scritto da Giuseppe Silmo.
«L'azienda non c'è più, ma le idee restano - spiegano i promotori del convegno - il buono esce adesso perché c'è la riscoperta di un modello che funziona». Un modello che guarda all'economia globalizzata senza tralasciare il personale, l'aspetto sociale del territorio in cui opera la fabbrica e l'importanza di sviluppare idee nuove. Il tutto contrapposto a quel "rampantismo anni novanta che ha considerato il capitale e la finanza gli unici obiettivi".
Gli Olivetti, Camillo e poi soprattutto Adriano, avevano dato vita a Ivrea ad una "impresa etica" con mezzo secolo d'anticipo rispetto al resto del mondo. L'idea del convegno, alle Spille d'Oro, è nata lo scorso anno al Salone del Libro di Torino. «La nostra mission è quella di tramandare il modello Olivetti. Per questo al convengo interverranno gruppi olivettiani che arrivano da tutta Italia. Questa filosofia si sta allargando a macchia d'olio. Il nostro obiettivo è fare in modo che questi insegnamenti arrivino alle scuole, perché i ragazzi sono il futuro». Ecco perchè non si tratta di un discorso nostalgico. Anzi, a Ivrea sono certi che il modello etico Olivetti sia il futuro.










