IVREA - La diocesi invita a partecipare al «Family Day» di Roma

Riportando la dichiarazione della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta, firmata dall'Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, anche la diocesi di Ivrea, come le diocesi di tutta Italia, ha deciso di prendere posizione sui diritti civili e sul Family Day che si terrà a Roma. «Noi, Vescovi del Piemonte, con viva fraternità e responsabilità, ci uniamo a Papa Francesco e a tutti gli altri “pastori” d’Italia per promuovere una cultura dell’incontro in un dialogo chiaro, motivato, sereno con tutte le componenti della nostra società, forti dell’unica potenza umano-divina, quella dell’amore». Ma, a parte la premessa di dialogo, le tesi riportate nella lettera non sembrano, per ora, oggetto di dibattito. 

«La famiglia è fondata sul matrimonio - dicono i vescovi - unione d’amore vissuta stabilmente tra donna e uomo, aperta alla gioia responsabile del dono dei figli. I figli devono beneficiare dell’amore operosamente efficace di un padre e di una madre. Gli adulti non possono e non devono trasformare desideri in diritti e imporre al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi. La famiglia è un dono costitutivo, architrave, di ogni civiltà, della vita della persona, della bella e buona espressione di tanti italiani. Lo attesta e conferma con saggezza e chiarezza la Costituzione della nostra Italia.

Per salvaguardare e promuovere questi valori fondamentali anche dal punto di vista legislativo, raccomandiamo anche noi calorosamente, unendoci alla sollecitazione del Cardinal Bagnasco, un’ampia partecipazione al Family day del prossimo 30 gennaio a Roma. Ribadiamo che tutte le unioni di coppie, comprese quelle omosessuali, non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia».
 
Tenuto fermo questo principio, precisano però i vescovi, «anche le unioni omosessuali, come tutte le unioni affettive di fatto, richiedono una regolamentazione chiara di diritti e di doveri, espressa con saggezza. Riconosciamo certo la grande importanza e la delicatezza di questo tema che deve essere affrontato e dibattuto, ma non pervenendo a compromessi politici, frutto di equilibrismi tra poteri, che porterebbero a conseguenze negative a tutti i livelli, sociali e culturali, per le famiglie stesse».
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