
IVREA - Cosmo, pseudonimo di Marco Jacopo Bianchi, è un cantante, un dj e un produttore eporediese molto noto. Di recente è stato ospite a Che c'è di nuovo, programma televisivo in onda su Rai 2, dove si è espresso riguardo allo scottante tema dei rave.
Il cantante di Ivrea si è schierato contro la decisione del nuovo governo di mettere all’indice i rave party in Italia, dichiarando: «A quanto pare i rave fanno paura. Soprattutto a chi non ne ha mai visto uno. Io mi chiamo Marco, ho 40 anni, lavoro (faccio il musicista) e ho 3 figli. E frequento feste, anche illegali. Qualche volta le ho anche organizzate. Perché? Perché ogni tanto ho bisogno di vivere il mio tempo in modo diverso dall'ordinario. Forse non ce ne rendiamo conto ma la nostra socialità è sempre meno libera: varchi, guardiani, sorveglianza, biglietti, documenti, soldi. La società del controllo per me è un incubo. I rave sono contesti in cui c’è un senso di solidarietà fiducia reciproca e un’etica di fondo, eppure i politici raccontano da anni che i rave sono semplicemente una specie di inferno popolato da zombie: io non sono uno zombie. Le sostanze sono ovunque nella nostra società. Ci sono sottoculture e valori che non rientrano nei canoni rigidi delle leggi vigenti, ma la cui sopravvivenza è indice di pluralismo. Una società che non sia morta del tutto, in altre parole, deve esercitare l'apertura e la tolleranza. Perché l'alternativa si chiama totalitarismo».
Rispondendo poi ad una domanda della conduttrice, Ilaria D'Amico, Cosmo sottolinea ancora una volta l'inutilità del proibizionismo nella lotta contro le droghe e la convinzione che l'unica via possibile sia, dopo la presa d'atto della presenza sempre maggiore delle sostanze stupefacenti, il tentativo di limitarne i danni.
Dopo l’intervento, il cantante ha scritto un post sul suo profilo Facebook: «Ho detto la mia sulla questione dei rave, delle sostanze e della libertà di disporre del proprio corpo. Siamo nel bel mezzo di un attacco culturale. Bisogna reagire senza nascondersi, ma rivendicando ciò che si è. E di fronte alle reazioni immature e ottuse proporre alternative realistiche e serie. Oltre che tutelare la propria libertà di esistere».








