CANAVESE - Decreto legge fiscale: Confindustria contro il Governo

IVREA - Il decreto legge fiscale 2026 del Governo, che è entrato appena in vigore, irrita il mondo imprenditoriale italiano. Il Canavese non è da meno. Il presidente di Confindustria Canavese, Paolo Conta, non le manda a dire. «Per le nostre imprese è più di una doccia gelata, è un vero e proprio stravolgimento del patto tra Stato e Impresa. Le nostre imprese hanno progettato investimenti importanti basandosi su regole scritte e non possono pianificare il futuro con un interruttore 'on-off' che si accende e si spegne a seconda delle esigenze di cassa pubblica del momento».

Secondo Conta, dopo il blocco tecnico di novembre 2025 che aveva già frenato centinaia di progetti, le nuove regole colpiscono duramente chi, basandosi sulle indicazioni ricevute dal governo proprio per porre rimedio a quel blocco, aveva avviato investimenti, e lo fa riducendo i contributi fino al 65% per i beni in attesa di consegna. «Tanto per essere chiari: un investimento da 1M€ oggi vale quasi 300mila euro in meno di incentivi. Vedere oggi quel credito d'imposta previsto tagliato del 65% retroattivamente è un atto che mina le basi stesse del fare impresa in Italia. In un momento in cui lo sforzo per incoraggiare le imprese a investire in nuove tecnologie per la competitività globale è massimo, si rischia per assurdo di innescare un effetto boomerang che induce un rallentamento pericoloso nella futura pianificazione di investimenti in innovazione».

Inoltre, l’ipotesti di recupero attraverso l'iperammortamento non può essere la cura per chi è rimasto esodato dal 5.0. Il credito d'imposta infatti garantiva liquidità immediata, mentre la conversione a iperammortamento oltre a scontare una importante riduzione del montante dell’agevolazione, spalma il beneficio su più anni: «Per un'azienda che ha preso impegni e ha un macchinario in consegna e un mutuo da pagare domani significa un grave ammanco nella pianificazione dei flussi di cassa».

«In Canavese stiamo vivendo una situazione che rischia di essere doppiamente critica - dice Conta - se infatti dovremo assorbire gli effetti negativi del provvedimento di riduzione del credito, avendo sul territorio la presenza di un forte settore d’offerta legato all’elettronica e all’automazione, rischiamo anche un impatto negativo sugli ordini aperti e futuri relativi a sistemi tecnologici agevolati dalla misura 5.0. Non possiamo stare a guardare e stiamo mappando il danno economico verso le nostre associate. Chiediamo al Governo una clausola di salvaguardia immediata soprattutto per i progetti cosiddetti 'in attesa di consegna' che hanno già versato acconti nel 2025. La certezza del diritto non è un optional. Se lo Stato non rispetta i propri impegni, il rischio è che le imprese smettano di investire in Italia per guardare altrove. E questo il Canavese, e l'Italia intera, non possono permetterselo».