
IVREA - Otto agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati in primo grado per falsità in atti, con pene di 1 anno e 6 mesi, nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. Sette sono stati assolti. A darne notizia l'associazione Antigone. «I giudici hanno riconosciuto che le documentazioni prodotte dagli agenti condannati - spiegano dall'associazione - che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario». Per gli autori delle violenze, accusati di lesioni in quanto all'epoca della contestazione non era ancora presente il reato di tortura, è intervenuta la prescrizione.
A marzo 2016 Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea, i quali raccontavano di aver assistito a un episodio di violenza. Tre i procedimenti penali nati dalle denunce. Dopo le prime indagini, per due volte il Pubblico Ministero ha chiesto l'archiviazione alla quale Antigone si è opposta. E' stata poi la procura generale presso la Corte di Appello di Torino a prendere in mano le indagini.
«Il procedimento era uno di quelli che, in quel periodo, diede forte spinta alla campagna di Antigone per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - la sentenza ci dice che violenza ci fu e ci fu un tentativo di coprirla. Come in altri casi il ruolo di Antigone è della società civile è stato fondamentale per l'emersione di questi casi e nel fare in modo che la cosa non finisse senza che la verità processuale fosse accertata. Ci sono voluti lunghi dieci anni, faticosi per le vittime e anche per noi. Ma la determinazione paga. E in qualche modo la giustizia arriva». I legali degli agenti condannati hanno preannunciato ricorso in Appello.









