
IVREA - Commercianti in piazza, questa mattina, a Ivrea e Chivasso. In piazza Ottinetti (nelle foto) e davanti al municipio chivassese hanno manifestato baristi, ristoratori, commercianti di tutte le categorie che hanno deciso di rispondere presente ai sit-in promossi dall'Ascom. «I punti vendita di abbigliamento e comunque tutti i negozi ritenuti “non essenziali” negli ultimi 13 mesi hanno dovuto tenere chiuso per più di sei mesi. Alcune attività, come gli alberghi, ad esempio, non sono stati obbligati a chiudere, ma non hanno potuto lavorare. Il totalizzatore continua inesorabile: con l’ultimo decreto legge, al prossimo 30 aprile raggiungeremo 218 giorni di chiusura su 418 e supereremo il 50% del periodo».
In Piemonte i consumi nel corso del 2020 sono crollati del 9%, per un valore di 7,8 miliardi di euro. «Gli Operatori, imprenditori e dipendenti, del Commercio, del Turismo, della somministrazione e dei Servizi vogliono lavorare. L’ultimo decreto legge “sostegni” ha confermato il grande costo sociale degli interventi economici a fondo perduto e la corrispondente bassissima efficacia di tali interventi. Un impegno economico di oltre 11 miliardi di euro arriva ad un imprenditore del commercio che abbia perso almeno il 30% del fatturato medio nell’anno con un valore tra l’1,7 ed il 5% di tale perdita di fatturato: un importo medio di meno di 3.500 euro».
Servono aiuti, considerando l’anno 2021, che si sta rivelando più critico del 2020: «Chiediamo alla politica nazionale ed anche locale, al Governo, alla Regione Piemonte ed alle Amministrazioni Comunali del territorio almeno un anno bianco fiscale, senza vincoli di fatturato per tutte le Imprese del commercio e del turismo, che neutralizzi l’imposizione fiscale nazionale e locale, per dare respiro agli operatori e per consentire di affrontare il rigore che ancora viene chiesto alle Imprese dei nostri settori». L'Ascom ha poi sottolineato che il personale delle imprese del commercio deve essere considerato "operatore di interesse sanitario" come lo sono gli operatori delle farmacie, delle parafarmacie, della scuola, soggetti che vengono coinvolti da subito nelle vaccinazioni. «I nostri operatori – che vivono a contatto con il pubblico – devono poter contare sui vaccini, quale “riconoscimento di servizio” per poter garantire la sicurezza delle riaperture».















